LA JETEE – Chris Marker

Quando, nel lontano 1995, Terry Gilliam uscì con il suo 12 Monkeys, pur non rivoluzionando il genere sci-fi fece davvero esaltare gli spettatori grazie ad una trama azzeccata e convincente, degnamente interpretata da Bruce Willis e Brad Pitt. Pochi sanno che la pellicola è “liberamente ispirata”, ma in realtà quasi un remake, de La Jetèe, corto del 1962 diretto dal regista francesce Chris Marker (pseudonimo di Christian François Bouche-Villeneuve)
Essere sopravvisuti ad una catastrofe comporta sempre una incredibile serie di problemi. La massiccia presenza di radiazioni sulla superficie e la conseguente necessità di vivere nel sottosuolo, rende l’agonia ancora più insopportabile. Ma è in queste situazioni che l’essere umano lotta, si aggrappa ai sogni e sfrutta al massimo le risorse scientifiche non solo per sopravvivere, ma anche per ricominciare una esistenza degna di questo nome.
La soluzione che i sopravvissuti escogitano, in questo caso, consiste nel far viaggiare nel tempo qualcuno che possa trovare una soluzione alle condizioni in cui versa l’umanità. Alla trama sci-fi si collega e si intreccia la love-story dei due protagonisti, fondamentale ai fini della risoluzione degli eventi. Il viso della ragazza è il fulcro del contrasto tra l’oscuro e triste futuro ed il passato così luminoso e solare.
Una storia di questo tipo, realizzata nel lontano 1962, è non poca cosa, soprattutto per quanto riguarda la visione dei viaggi nel tempo, concepiti più sul piano mentale/spirituale che sul piano fisico. A questo aggiungiamo che il corto in questione è in realtà un foto-romanzo. Una successione di immagini e fotografie, impresse in un livido bianco e nero, sulle quali una voce narrante tesse la storia. Un indistinto bisbiglio che attribuiamo ai protagonisti e l’alternanza silenzio-rumore a seconda dell’epoca in cui ci si trova, sono gli unici altri componenti sonori della pellicola.
L’opera non risulta comunque mai statica o noiosa e anzi, dopo l’impatto iniziale, ci si lascia del tutto catapultare in questo strano mondo di immagini e parole, sguardi ed espressioni.
Tra citazioni hitchcockiane (che non vi svelo) e soltanto un paio di bellissimi secondi in cui il volto della ragazza prende vita, si giunge al finale, geniale e scioccante, che conclude in maniera impeccabile questa mezz’ora di pura arte visiva. La sensazione è che un’opera come questa sia senza tempo. Assolutamente innovativa, ma semplice e diretta; ventisette minuti di Fantascientifica poesia.
VOTO: 8.5/10
Regia: Chris Marker
Sceneggiatura: Chris Marker
Produzione : Anatole Dauman
Montaggio: Jean Ravel
Con: Jacques Ledoux, Davos Hanich, Hélène Chatelain
Musica originale: Trevor Duncan
Durata: 27 min
Nazionalità: Francia 1962
Genere: fantascienza






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