Through the Black Hole » ANGTORIA – “God has a plan for us all”

ANGTORIA – “God has a plan for us all”

Written by Giulio De Gaetano
RANK: 6/10

Band formata da esponenti di gruppi dalle più svariate estrapolazioni musicali, gli Angtoria sono riusciti a compiere il salto dopo un demo autoprodotto nel 2004 ottimamente accolto nell’underground europeo. La cantante/corista Deva (Cradle of filth, Mortiis, Therion) è il fulcro intorno al quale ruotano la chitarra e la tastiera dei fratelli Rehn (Moahni moahna, Abyssos), coadiuvati da illustre partecipazioni a opera di: Dave Pybus (Cradle of filth), Aaron Stainthorpe (My dying bride), Rikard Andersson (Majestic) e Andreas Brobjer (Space odissey).

“The awakening” è una intro che ostenta caratteristiche dell’ensemble quali orchestrazioni nel contempo maestose, epiche e gotiche, oltre che cori imponenti. “I’m calling” si adagia sugli arrangiamenti stesi dall’opener, sempre sostenendosi alle chitarre elettriche semplici e dal vago sapore orientale, il tutto elevato dalla voce di Deva che si staglia delicatamente sopra il muro sonoro creato. “God has a plan for us all” si fregia di un intro corale, distendendo un pezzo simile al sound degli Epica, ma stavolta sono proprio le parti vocali che non convincono in quanto prive di mordente. “Deity of disgust” presenta nuovamente sonorità orientali, con l’innesto di una voce maschile che risolleva le sorti di un brano altrimenti troppo cadenzato e piatto, tranne nel finale dove l’amore per l’opera si affaccia in un ottimo assolo ottimamente arrangiato. Orchestrazioni da colonna sonora dettano l’intro di “The Addiction”, una song sognante e raffinata, finalmente supportata da ottime melodie vocali, probabilmente il pezzo più sentito del lotto.

“Do you see me now” riporta alla mente gli arrangiamenti dei Kamelot, senza l’ugola di Kahn, perdendo lo smalto necessario a non far cadere la song nell’anonimato. Più cupa e tetra echeggia “Original Sin”, ai limiti del black, ma il brano sembra non ingranare mai la marcia e si perde nel calderone delle canzoni non riuscite. “Hell Hath No Fury Like A Woman Scorned” ha un sapore vagamente folk con ottimi versi, peccato per lo scontato ritornello che forse puntava ad una maggiore commercialità riuscendo ad essere solo incolore. Segue una cover di Kylie Minogue “Confide in me” ben personalizzata dal sound della band, accodata alla conclusiva “That’ s What The Wise Lady Said”, ballata per piano e voce, ricca in arrangiamenti e ben interpretata da Deva.

Gli Angtoria riescono a dare una certe verve al proprio sound, grazie ad un lavoro certosino di tastiere e orchestrazioni, ma peccano proprio nella composizione di ciò che dovrebbe essere basilare per un gruppo come il loro: ritornelli diretti ma indimenticabili, riff portanti studiati e ben amalgamati al contesto. A nessuno sarebbe servito un altro gruppo clone dei finnici Nightwish, ma un pizzico del loro stile avrebbe sicuramente giovato. Peccato perché i musicisti coinvolti riescono a far sentire la differenza, anche se proprio le parti vocali di Deva alle volte non convincono, fare la corista non è lo stesso che ritagliarsi un ruolo di frontman. Attesi alla prossima prova.

Tracklist
01. The Awakening
02. I’ m Calling
03. God Has A Plan For Us All
04. Suicide On My Mind
05. Deity Of Disgust
06. The Addiction
07. Six Feed Under’ s Not Deep Enough
08. Do You See Me Now
09. Original Sin
10. Hell Hath No Fury Like A Woman Scorned
11. Confide In Me
12. That’ s What The Wise Lady Said

RANK: 6/10

Posted in Heavy Metal by Giulio De Gaetano on maggio 3rd, 2013 at %H:%M.

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