I FANTASTICI 4: GLI INIZI – Matt Shakman
Inquadrare il primo film che inaugura la fase sei del MCU senza considerare il contesto editoriale significherebbe sminuire la portata dell’opera e le sue potenzialità.

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Inquadrare il primo film che inaugura la fase sei del MCU senza considerare il contesto editoriale significherebbe sminuire la portata dell’opera e le sue potenzialità.
Pensate al Superman di James Gunn come a un Big Bang narrativo: un’esplosione iniziale da cui stanno prendendo vita pianeti, universi e galassie di un nuovo mondo cinematografico. È normale — anzi, vitale — che ci sia confusione, disordine, persino un senso di spaesamento. Ma tutto questo ha un significato, e nel finale il film riesce a raccogliere le fila di una storia che inizialmente sembra sconclusionata.
Per Estella De Mon la vita è sempre stata tormentata fin da piccola. Non è stato facile per lei gestire quel patrimonio d’intelligenza, spropositato per una bambina della sua età, un talento che se messo a frutto in un ambiente adeguato e con le dovute cure le avrebbe consentito di diventare un qualcuno, in qualsiasi ambito.
Dopo i fatti avvenuti in Avengers: Endgame la vita pare aver ripreso il suo corso naturale sulla Terra e Peter Parker deve dare tante risposte a molti interrogativi. I dubbi, per un ragazzo della sua età, sono già tanti, figuriamoci se poi parliamo di un super eroe che ha salvato la Terra dalla distruzione.
Cosa contraddistingue un supereroe vero da uno fasullo, qual è la caratteristica che deve avere colui che sacrifica amore, amicizia, carriera per un ideale per uno scopo che praticamente lo ridurrà in solitudine tutta la vita, ma che gli permetterà di elevarsi sul più alto gradino della scala sociale? Sono il suo costume? Le sue abilità paranormali? Gli accessori che possiede?
Carmen e la figlia dodicenne Ofelia raggiungono il capitano dell’esercito franchista Vidal, marito della donna e patrigno della bambina. La donna sta affrontando un parto difficile, reso ancora più penoso dalla lotta tra esercito e resistenza nella Spagna del 1944, così Ofelia oppressa anche dal rude Vidal trova rifugio in un mondo sotterraneo vigilato da un fauno, il quale la mettedi fronte a tre prove per tornare come principessa in tale regno.
Tre storie, tre mondi, tre universi che si incrociano in un regno immaginario frutto della mente di Giambattista Basile. I tre sovrani protagonisti delle loro storie, rispettivamente interpretati da Salma Hayek, Toby Jones e Vincent Cassel, incarnano tutti i vizi e le virtù dell’uomo odierno e Matteo Garrone, in questo personale adattamento di alcune novelle tratte da Lo cunto de li cunti, pone in grande evidenza le fragilità dell’essere umano e dei suoi desideri più morbosi.
Ci sono storie vere così incredibili ed affascinanti che il cinema non può far altro che adottare, trasferire su grande schermo e lasciare a bocca aperta chiunque non le abbia mai sentite prima. E’ il caso della vita di Walter e Margareth Keane, uniti nell’arte e nel matrimonio. Lui modesto e ripetitivo pittore realista respinto da tutte le gallerie d’arte, lei fantasiosa autrice dei quadri Big Eyes che raffigurano bambini abbandonati con peculiari occhioni malinconici.
Pontelagolungo si trova coperta dall’ombra del drago Smaug, ma improvvisamente è luce. Una vampata dal petto della bestia e la città è in fiamme. Bard è l’unico che ha il coraggio di fronteggiarlo e sconfiggerlo, aprendo un nuovo capitolo che non può essere positivo fino all’individuazione di un luogo dove portare la gente della città ormai distrutta. Inizia così il percorso verso la montagna dove si trova Thorin e la sua compagnia di nani, oltre ad una montagna d’oro.
Oltre cento persone restano vittima di un incidente ferroviario. Detriti, sangue e lamiere contorte. Tutto distrutto tranne una uomo, David Dunn (Bruce Willis), uscito del tutto incolume dall’impatto. Elijah Price (Samuel L. Jackson), al contrario, è una persona soprannominata da ragazzino “L’uomo di vetro” per la sua tendenza a fratturarsi le ossa a causa di una rara malattia.