ZERO – Andrea Zanoli
A un luogo lontano e a un tempo buio e asfissiante appartiene Zero, un poeta che mette nero su bianco i suoi pensieri usando una macchina da scrivere gigantesca, rinchiuso tra le quattro mura di una camera cupa che grida austerità.
Questo filo che mi porta all’interno della vita ritorna indietro, a capo, non sembra mai finita: Zero trova una corda legata ad una clessidra e intraprende un lungo e tortuoso percorso per giungere fino all’altro capo. Ma a che scopo? Ciò che trova è solo un’altra clessidra. Sarà stato un brutto sogno o la realtà? Non importa, perché gli incubi più neri sono quello che noi siamo.
Zero è un cortometraggio assolutamente riuscito, curatissimo nei dettagli e molto originale. I dialoghi sono poesia pura che investiga sulle tenebre che avvolgono la vita e l’animo umano, mentre le musiche si adattano perfettamente alle immagini e alle parole. La scelta di un’animazione in stop-motion è perfetta per trasmettere l’angoscia e frenesia raccontate dalla storia. La voce fuori campo si fonde magistralmente con le immagini e la melodia, dando vita ad un’opera valida ed attraente che ricorda per alcuni versi lo stile di Tim Burton.







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