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JOE R. LANSDALE – Intervista

Written by Giulio De Gaetano

Penso che chiunque ormai conosca Joe R. Lansdale, sia per i meriti guadagnati come scrittore e sceneggiatore sia per l’immensa disponibilità. Non vogliamo approfondire in questo articolo/intervista la vita artistica dello scrittore statunitense, quanto potrete leggere non è una disanima sulla scrittura ma, specialmente, sui problemi che stanno affliggendo la nostra società: dall’omicidio/suicidio del ragazzo a Winnenden al collasso economico, dalla elezione di Obama alla riconferma di Berlusconi. Un viaggio intrapreso con una persona cordiale e decisa, che ha le idee chiare su alcune delle (principali) problematiche attuali.

Il tuo stile di scrittura vira dalla fredda/glaciale descrizione della violenza (ricordiamo “Il valzer dell’orrore”) alla calda discesa nell’intima sofferenza (per esempio diversi momenti di “Tramonto e polvere”), potresti spiegare ai giovani scrittori italiani qual è il metodo che adotti per scrivere con una prosa così fluida e ricca?
Alcune delle mie risposte non sembreranno soddisfacenti perché non seguo un vero e proprio metodo. Una specie di sentimento riversato direttamente mentre scrivo, e la gran parte di quello che faccio e appunto un riflesso della mia personalità, oppure elaborato pensando a come la situazione possa apparirmi più interessante. Non mi preoccupo del lettore perché non so per chi sto scrivendo. I lettori sono molti. L’unico lettore verso cui puoi fare riferimento sei te stesso.

Sei un fautore della “Stream of Consciousness” (di memoria Joyceiana) o della “Recollection in tranquillity” (Wordsworth docet)? Non barare!
Non seguo nessuna delle due. Uso una tecnica che rende la storia interessante e reale ai miei occhi, ma non mi allineo a nessuno dei due approcci coscientemente. Sono sicuro di mutuare diverse metodologie, asservendole alla storia senza chinarsi ad alcuna scuola di pensiero.

Ne “Il lato oscuro dell’anima” assistiamo ad una feroce caccia all’uomo compiuta da Brian e la sua gang ai danni di una coppia. Il tema della vendetta si imbastardisce con quello della follia umana, trascinando inesorabilmente i protagonisti in un gorgo di violenza il cui vertice è la morte. C’è stato qualche episodio di attualità che ti ha ispirato oppure è stato un collage di notizie giornalmente assimilate a spingerti a scrivere il romanzo?
Mi sembra di ricordare che fosse nato come collage, ma ricordo un articolo sulla violenza giovanile che mi colpì. Se non sbaglio lo lessi sul Texas Monthly. Ai tempi, inoltre, mia moglie studiava Criminologia e mi imbattei in qualche suo libro di testo o di ricerca; il resto era legato ai quotidiani, all’osservazione ed all’immaginazione.

Potresti spiegarci i meccanismi perversi (almeno secondo un canonico punto di vista) che hanno imbastito il rapporto morboso tra Clyde e Brian? Sembra un rapporto che va oltre la sola omosessualità (Ndr, Clyde inizia il ben predisposto Brian alla violenza “on the road”).
E’ l’idea del doppelanger (il “doppio” in Tedesco, ndr), dove i due formano un tutt’uno, in una genesi deviata. Ognuno di loro ha una parte che manca all’altro, ma entrambi mancano di un qualcosa, una voragine così profonda e ampia.

Recentemente stiamo assistendo ad una crisi economica di dimensioni (quasi) mondiali, apparentemente a causa di una politica economica scellerata (subprime loans in testa a tutti). Tuttavia molte erano le voci che annunciavano questa catastrofe, sia tra gli economisti (Charles Morris per esempio) che tra i politici: quale pensi siano i meccanismi che (s)regolano economie come quelle Americana o Europea?
Penso che l’ingordigia e l’ideologia stiano sopra di tutto. Un monopolio, che include elementi forti come l’editoria, che ha limitato il vero capitalismo verso cui mi proietto. Il capitalismo dovrebbe vertere sul fatto che ognuno di noi svolge il proprio lavoro, lasciando deciderne il valore al mercato stesso, ma il vero capitalismo non deve essere aggressivo. Ho provato ad essere un capitalista “benevolo” (letteralmente “benigno”, ndr) . Desidero tutto ciò che mi competa dal mio lavoro, non una percentuale condivisa. Potrei lavorare più duramente di altri, ma se non lo faccio non devo godere dei loro sacrifici. Credo che il vero capitalismo possa abbracciare determinate idee dal socialismo, restando capitalismo. Obama sembra essere sulla buona via, se le persone saranno pazienti abbastanza con lui. E’ stato in ufficio a lavoro meno di sessanta giorni (da quando sto scrivendo queste righe) e già c’è gente che pretende che i problemi siano risolti.

Cosa pensi delle recenti elezioni americane che hanno visto trionfare Obama? Credi che lui e il suo team possano realmente dare uno scossone a determinati pilastri, in modo tale innestare cambiamenti sociali? Non è accettata la risposta: peggio di Bush non si poteva!
Noi non incoroniamo, eleggiamo (si riferisce al termine “crown” che ho utilizzato nella domanda in inglese, in realtà per evitare ripetizioni di termini, ndr). E’ un modo diverso di pensare. Bush è stato pessimo, il peggior presidente della mia vita, e penso se ne sia andato lasciando cose che nessuno avrebbe mai voluto, la paura del terrorismo per esempio. Ha creato ancora più terrorismo con il suo modo di fare. Il problema non era il far diventare l’Iraq una democrazia, non ci è stata detta la verità quando siamo approdati in Iraq.

In Italia i mezzi di comunicazione maggiormente fruibili dalla popolazione sono controllati dall’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi, per cui (per chi non legge attivamente le notizie dal web) dall’esterno sembrano provenire solo feedback positivi. Potresti illuminarci su quale è l’ottica attraverso cui è vista l’Italia (dal punto di vista sociale, politico, economico o culturale) in un paese così distante come l’America?
Ecco la mia domanda. Avete molte rimostranze nei confronti dell’America, che hanno un perché, ma alle volte sembrano un po’ ipocrite. Perché diavolo avete ri-eletto Berlusconi? Noi cerchiamo di evitare persone che controllano la stampa, tuttavia abbiamo lo stesso problema con Rupert Murdock. Non crediamo, comunque, che è un buon modo di fare business, e cerchiamo di sollevarci contro queste prepotenze. Non è facile controllare gli Americani, cercando di frenarli quando hanno qualcosa da dire. Adoro il fatto che possiamo essere stupidi per otto anni, ma poi basta. Si può mettere la parola fine a tutto questo quando giunge il tempo di rieleggere un presidente.

“Scheisse (merda), non ne posso più di questo schifo di vita. Tutti mi prendono in giro, adesso ho le armi e domani li farò tutti arrosto. Leggerete di me. Annotatevi il nome Winnenden” sono le parole che (probabilmente) ha scritto in una chat il 17enne che recentemente ha massacrato 16 ragazzi in una scuola a Winnenden. L’ennesimo episodio che sembra sottolineare un senso di disagio quasi palpabile che aleggia tra i giovani (e non) di oggi. In tutta libertà di pensiero, cosa credi stia accadendo?
Principalmente la popolazione è più numerosa che mai e le pressioni sono aumentate. Il problema non è più la mancanza di moralità quanto di etica. Non si sa più di chi ci si possa fidare, quasi non esiste una famiglia di cui far parte serenamente. Avere una figura centrale di riferimento, posso assicurarti, è un fattore necessario. L’America offre molte opportunità, e quando le persone non riescono a carpirle incolpano il sogno americano. L’American Dream è un’opportunità, non una promessa. Il fatto è che dovrebbero esserci meno persone e più sogni da inseguire.

Quali sono i film che sono riusciti a catturare la tua attenzione in questa parte del 2009? Nell’ambito prettamente horror?
Intendi il 2008 (in realtà intendevo ricevere qualche anticipazione sui film usciti nei primi mesi del 2009 in America, che approderanno in Italia pù in là, ma accontentiamoci di questa risposta, ndr).
“The Wrestler”, “The Millionaire”, “Frost/Nixon”, “Il cavaliere oscuro”, “Milk”, “Gran Torino”. Quest’anno ho apprezzato “Watchmen”.

Ogni film, di qualsiasi genere, è costruito su un insieme di elementi (scenografia, soggetto, cast, stile di regia, colonna sonora, etc…) che convergono per dargli vita. Oltre alla sensazione generale filtrata a fine visione, a quale di questi elementi fai più attenzione e perché?
Presto maggiore attenzione allo script più che altro, ai dialoghi. E’ la mia professione, mi viene naturale accostarmi maggiormente a questo elemento, ma tutto è importante, visto che converge nella realizzazione del progetto.

Quest’ultimo spazio lo lascio a te per scrivere un messaggio rivolto ai giovani italiani che bazzicano nell’enorme universo del cinema o della letteratura indie. Grazie mille per il tempo dedicatoci.
Godetevi la vita, non c’è altro che possa aggiungere.

Posted in Cinema by Giulio De Gaetano on novembre 1st, 2011 at %H:%M.

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