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CANNIBAL HOLOCAUST – Ruggero Deodato

Written by Melania Colagiorgio
RANK: 7/10

Sono passati più di 3 decenni e Cannibal Holocaust è per molti il film più violento della storia, il più disturbante, fastidioso, disgustoso. Accusato di essere gratuito, di sensazionalismo, con lo stesso regista indagato, sottoposto a processo, e condannato a 4 mesi con la condizionale.

Conosciutissimo, resta nell’ambiente un film che nel bene o nel male ha fatto storia. Lanciato da una campagna pubblicitaria bellamente costruita, Cannibal Holocaust passò dallo scalpore ad assumere lo status di cult. In Italia continuiamo a vederlo censurato, mentre gli stessi protagonisti rifiutano tutt’oggi di parlarne e di raccontare quanto successo sul set.

Perché è proprio quello che stimolava e tuttora stimola il dubbio che negli anni rimane irremovibile nella mente di curiosi e spettatori. Si tratta di uno snuff? Le violenze che scorrono davanti ai nostri occhi sono reali? Sappiamo che molte delle attrici avevano paura, diverse rifiutarono di girare alcune scene. La stessa protagonista era sottoposta a scherzi cruenti e crudeli. Nessuno ne vuole parlare.

Ma analizziamo cosa in questo lavoro risulta così intollerante agli occhi di critici, spettatori, attori e attrici.

Quattro reporter partono per una spedizione nel cuore della foresta amazzonica per studiare i comportamenti degli indigeni. Hanno già svolto lavori simili, raggiungendo una certa autorevolezza nel campo. Dopo due mesi, di loro non si ha più nessuna notizia. Il professor Harold Monroe viene incaricato di effettuare le ricerche e dà l’ordine di far partire subito una spedizione militare per poter fronteggiare l’anomalo comportamento assunto dai nativi della foresta: attaccano i bianchi, commettono omicidi e stupri.

Harold Monroe, la sua guida, Chaco Losojos e un giovane indio, si fanno strada tra i pericoli della giungla, sulle tracce dei reporter. Ovviamente quello che incontrano non è piacevole. Oltre a vari animali più o meno affascinanti e pericolosi, si imbattono nei corpi ormai decomposti di diverse persone. Assistono allo stupro e poi all’uccisione di una donna da parte di un selvaggio. Gli indios sembrano voler allontanare il male, quella presenza che li turba. Ancor più incuriosito e consapevole che il peggio deve arrivare, il professore continua la ricerca fino a trovare i reporter … e le loro cineprese.

 Attraverso queste viene scoperta l’agghiacciante verità.

 ”Violenza brutale. Stupro disumano. Cannibalismo nauseante. Questo è il mondo di Cannibal Holocaust.” Con questo strillone veniva presentato Cannibal Holocaust. E per una volta la pubblicità non era ingannevole. Un (finto) mockumentary, che ha lo scopo di illustrare le civiltà indigene, confrontarle con il mondo civilizzato, progredito e ricco. Indigeni che restano legati agli istinti primordiali di sopravvivenza, civilizzati che sono pieni di ben altri orpelli.

Ma siamo sicuri siano loro i veri cannibali?

Agli spettatori frega veramente soffermarsi a porsi domande sulle tematiche di denuncia sociale?

Troppo violento. Esageratamente crudele. Eccessivo. Infame. Il critico più distaccato direbbe che Ruggero Deodato ha vestito di dignità sociale un film sensazionalista ma, nonostante il dubbio si tratti di uno snuff, nonostante un processo che ha visto il regista come imputato per aver ferito o addirittura ucciso i suoi attori (che effettivamente sparirono per 4 mesi, per incrementare il senso di smarrimento intorno al film). Esistono diversi cut di Cannibal Holocaust, più o meno censurati, con lo stesso Deodato seduto in cabina di montaggio per tagliare metri di pellicola apparentemente poco realistici. Scene di sodomia, impalamenti, piranha che mangiano gambe di donne e così via. Cercare frame sparsi qua e là per avere un’idea.

Cannibal Holocaust

Malgrado le scene di stupro, l’antropofagia, una tematica irritante e il comportamento snob dello staff, l’elemento che più fece chiacchierare, quello che davvero disturbò gli spettatori, fu la morte reale di animali. Siamo negli anni ’70, un’epoca in cui la tartaruga in brodo è un piatto pregiato e dal cui guscio si ricavano pregiati ammennicoli. Un’ epoca in cui la sensibilità verso gli animali era diversa, un’epoca in cui era di moda (tra i “più”) avere leopardi, giaguari, pantere, come animali da compagnia.

Se poi ci si ferma a pensare a grossi film decisamente più recenti in cui le uccisioni di animali hanno valso candidature all’oscar … allora il sospetto di essere di fronte a uno slancio ipocrita sorge.

Si potrebbe pensare che con Cannibal Holocaust Deodato fece fortuna. Effettivamente il film portò grossi guadagni, costringendolo però all’improduttività per più di tre anni. Divenuto incontrastato Monsieur Cannibale, onnipresente nei più importanti festival di genere così come nei minori, è il regista stesso ad affermare di non aver saputo sfruttare il polverone da lui stesso sollevato. Peccato non lo si attacchi su altri versanti come il piano tecnico. Ci sarebbe un bel po’ di materiale su cui soffermarsi e puntare il dito, come per esempio l’affascinante location mortificata da una fotografia poco chiara e traballante.

Cannibal Holocaust è scritto decisamente bene ed è valorizzato da una bellissima colonna sonora magistralmente composta da Riz Ortolani. Passando al cast, lo stupore degli indios sembra essere reale, mentre l’interpretazione dei quattro protagonisti (tra cui Luca Barbareschi) è patetica. Nemmeno l’escamotage del documentario e della sua estemporaneità li salva. Comunque a suo modo un cult.

RANK: 7/10
Regista/Director: Ruggero Deodato
Cast: Luca Barbareschi, Francesca Ciardi, Robert Kermann, Perry Pirkanen, Gabriel Yorke
Italia, Usa 1980

Posted in Horror by Melania Colagiorgio on aprile 14th, 2015 at %H:%M.

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