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MARTY SUPREME (Josh Safdie) vs FABRIZIO CORONA – IO SONO NOTIZIA

Written by Paolo Corridore

 

In questo periodo sono uscite due opere diametralmente opposte tra loro, per due mercati completamente diversi, ma che hanno una cosa in comune: la fame! La fame per il successo, inteso come visibilità, notorietà, la voglia di lasciare un segno nel Mondo.

Parliamo di Marty Supreme l’opera di Josh Safdie che è valsa il Golden Globe all’interpretazione magnifica di Timothee Chalamet e di un’opera destinata invece al mondo delle piattaforme streaming (Netflix) che analizza la vita e le “opere” di un personaggio più nostrano ma che forse è stato il più controverso di inizio millennio, vale a dire Fabrizio Corona. Due personaggi diversi, contrastanti, vissuti in epoche diverse ma che a ben riflettere invece hanno molti punti di contatto.

Marty Supreme si ispira alla vera vita di Marty Reisman che nella vita è stato tutto, ma soprattutto giocatore di Tennis da tavolo.

Qui cominciano i primi parallelismi con Corona perché personaggi come questo non riescono ad incasellare il proprio percorso di vita in uno lineare, normale, come quello della maggior parte degli uomini, ma la passione che mettono in quello che fanno è talmente forte e carismatica da riuscire a trasformare la propria vita in un evento, uno show mediatico. Fabrizio Corona comincia la sua carriera entrando nell’entourage di Lele Mora avendo un chiaro obiettivo, far parte del mondo cinico e patinato dello spettacolo, senza farsi specie di passare sopra tutto e tutti.

Allo stesso modo il personaggio interpretato da Chalamet non si fa specie di raccontare menzogne anche alle persone a lui care pur di riuscire a raggiungere un unico scopo, partecipare ai Mondiali di Tennis da Tavolo e vincere in modo tale da consacrarsi come il migliore del pianeta. Senza un dollaro in tasca, nell’immediato dopoguerra, la fame e la condizione di miseria non sembrano spaventarlo, come se ogni disgrazia, come ogni opportunità capitatagli, siano stati parte di un percorso per portarlo al successo.

Marty Mauser vive la sua vita come se fosse all’interno di un odierno videogame, dove ci sono livelli di difficoltà e puzzle sempre più difficili da superare e anche le persone che lui incontra le usa per un unico scopo, riuscire ad ottenere i soldi necessari per poter partecipare alle varie competizioni sportive relative al tennis da tavolo. Anche Corona ha usato tutte le persone che ha incontrato nel suo percorso di vita, ma a differenza di Marty la sua esistenza sembra essere vissuta in negativo, mentre il primo esprime gioia e entusiasmo di vivere il secondo sembra quasi percorrere un percorso dantesco attraverso l’inferno ma senza mai volerne effettivamente uscire.

Tutti e due però hanno presto dovuto fare i conti con quello che si chiama “la dura realtà”

Per Corona sono state le varie vicende giudiziarie e il carcere che lo hanno messo di fronte alla consapevolezza che l’essere umano non è onnipotente e soprattutto non può permettersi di fare tutto ciò che vuole, per il personaggio interpretato da Chalamet significa molto più semplicemente aspettare una figlia e capire che dal suo operato dipende il futuro delle persone che ama.

Il film di Safdie parte come la classica opera sulla grande passione di Mauser per il tennis da tavolo, ma nella parte centrale diventa una rocambolesca corsa contro il tempo per poi ritornare ad essere un film sul tennis da tavolo a chiusura del cerchio narrativo. Ecco forse la parte centrale poteva essere snellita un po’ ma comunque è godibile, come il bellissimo cameo di Abel Ferrara nei panni di un poco di buono a cui è stato sottratto il suo amato cane.

Posted in Drammatico by Paolo Corridore on gennaio 21st, 2026 at %H:%M.

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