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THE INFERNO – Graeme Revell & Emma Shapplin

Written by Domiziano Christopharo

Oggi parliamo di due nomi molto particolari nell’ambito della musica e del cinema … e della musica “per” il cinema. Due personaggi importanti e di gran valore artistico, la cui posizione di nicchia e l’altalenanza nei risultati, non ne ha mai permesso una eccessiva consacrazione: il composer Graeme Revell e la cantante Emma Shapplin che creano un binomio perfetto nel loro magico incontro per la colonna sonora del dimenticabie Red Planet (2000) di Antony Hoffman.

Partiamo col dire che la colonna sonora è l’elemento migliore del film ma non solo, la soundtrack è un disco a se stante di una bellezza e fascino unici. Graeme Revell ha composto e diretto le musiche sia per molti B-movie horror/thriller (Bride of Chucky, Boxing Helena o il remake di The fog) sia per titoli di altra categoria come Body of evidence, Sin city, Il corvo e il memorabile Fino alla fine del mondo di Wim Wenders. Suonatore di corno e pianista per professione, si laurea all’Università di Auckland con specializzazione in economia e politica. Successivamente fonda la band SPK (che deriva dal Sozialistisches Patientenkollektiv, un collettivo di pazienti psichiatrici di sinistra nella Germania dell’inizio degli anni settanta), un gruppo di musica industrial anni settanta e ottanta, che dirige, suonando la tastiera e la batteria.

Emma Shapplin, secondo i biografi, è dotata di particolare temperamento romantico, misterioso e passionale, è interprete di brani di musica classica europea e di canzoni crossover-rock (o, meglio, classical crossover o operatic pop), con reminiscenze new-wave. Il suo registro vocale è quello del soprano di coloratura, e su di esso è in grado di innestare tonalità in chiave moderna tipiche della musica pop, con un curioso melange che unisce l’antico al moderno. Shapplin canta in italiano romanze (perché, secondo lei, “la lingua italiana canta naturalmente”) di cui scrive i testi in un’imitazione delle arie delle opere liriche del repertorio barocco e ottocentesco. Vengono, in tal modo, da lei riscoperti modelli arcaici della lingua italiana, con recupero di versi da Dante e Petrarca, rivisitati da un’angolazione originale.

Red planet affronta oltre al classico tema del naufragio spaziale, quello meno frequentato nella filmografia fantascientifica, del rapporto scienza/fede: nel film di Hoffman tale argomento è così ricorrente che l’opera assume un tono misticheggiante. È a questo tono che si rifà Revell, mescolando e alternando composizioni elettroniche multitraccia molto spinte a brani minimal fatti solo di pad e voce. Non rinuncia nemmeno al suo distintivo tocco etnico che, sposato agli arrangiamenti moderni e ai testi latini cantati dalla Shapplin, non stona affatto ma anzi aumenta l’effetto ricercato nell’avanguardistico risultato.

Nella colonna sonora son presenti anche tracce non originali di Sting come la bellissima “A thousand years” e Peter Gabriel (“The tower that ate people”).

Due link verso dei brani rappresentativi sono questo per il versante più pop con “The fifth heaven” e questo per l’elegantissimo, e mio preferito, “The inferno”.
La canzone in una frase:

… mirate la dottrina
che s’asconde sotto ‘l velame
de li versi strani.

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