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THE CRYING GAME – Boy George

Written by Domiziano Christopharo

Neil Jordan (Sligo, 25 febbraio 1950) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico irlandese. Si avvicina al mestiere di sceneggiatore firmando i film tv Miracles & Miss Langan del 1979 e Traveller del 1981. Debutta alla regia con Angel nel 1982, che avrà come protagonista uno dei suoi migliori amici: Stephen Rea.

Grande amico di Bono Vox e della produttrice Ali Hewson, nel 1992 diventa membro della giuria al Festival di Venezia; viene candidato al premio Oscar come miglior regista e vince quello come miglior sceneggiatura originale nel 1993 per La moglie del soldato. Tra i premi collezionati nella sua selezionatissima carriera, troviamo anche l’Orso d’argento (The butcher boy) il Leone d’oro (Michael Collins) oltre ai premi di Avoriaz, Sitges e del Fantafestival per In compagnia dei lupiIl suo cinema ha sempre indagato il bizzarro, concedendosi parentesi fantastiche (In Dreams, Intervista col vampiro) tra cui la poco riuscita commedia fantastica High Spirits – fantasmi da legare che resta forse l’unica “onta” su di una brillante, qualitativamente unica carriera.

Il regista ricorda la sua terra d’origine come un paese grigio dove gli unici colori si potevano trovare in chiesa, come a simboleggiare l’importanza che era conferita all’irrazionalità ed al trascendente. Dopo aver frequentato la scuola St. Paul a Clontarf, Jordan studia alla College University di Dublino, specializzandosi in storia d’Irlanda e letteratura inglese. Inizia la sua carriera grazie a John Boorman che lo assume come consulente per la sceneggiatura di Excalibur. Forse in questi “inizi/indizi” possiamo ritrovare il senso di tutta la sua produzione e poetica.

Il successo riscontrato anche a Cannes dal film Mona Lisa (con un straordinario Bob Hoskins) porta il regista a tentare la carta “americana”, ma i suoi primi film Hollywoodiani ed il suo operato non sono ben accolti (specialmente il flop di High Spirits), così Jordan torna in Irlanda e realizza il controverso La moglie del soldato … ed avviene il miracolo: il film ha un grande successo al botteghino e ottiene ben 6 nomination agli Oscar, vincendo quello per la migliore sceneggiatura, scritta dallo stesso Jordan. Il plauso di critica e pubblico gli consente di tornare nuovamente nn America per la realizzazione di Intervista col vampiro (1994) che negli anni sarà considerato da molti uno dei migliori film mai fatti sul tema del vampirismo.

Non mi sorprende che molti talenti vengano distrutti quando estirpati dalle loro radici espressive, libere, creative per essere inglobati dall’industria. Non è forse quel che è accaduto anche ad Alexander Aja (sempre sulla cresta dell’onda ed abilissimo, ma in questa sfilza di remake, onestamente … dove è finito il regista di Alta tensione?) o a Peter Jackson (ritrovare la libertà e l’irrazionale rivoluzione nella rilettura stilistica e provocativa dei generi in film come Meet the feebles o Splatters nelle sua produzioni attuali è impossibile)? Jordan si salva probabilmente tornando in patria, quella “spenta” e geometrica patria che gli permette di meditare sui grigi toni della vita e sui colori dell’irrazionale, La moglie del soldato riceve (oltre l’oscar) ben altri 7 premi importanti in giro per il mondo, e colleziona ben 7 prestigiose nominations in altri festival ufficiali. Non esagero nel dire che chiunque ami il cinema pecca gravemente se non ha mai visto questo film.

Questo film arricchisce una persona non solo culturalmente, ma anche spiritualmente. E’ davvero una lezione di cinema e di umanità. E funziona. Ricordo quando ero presente nei cinema ed ascoltavo i commenti degli avventori all’uscita, ed è specie in quelli più razzistici (divenuti quasi un “must” al punto da venire poi scimmiottati anche da Jim Carrey in una scena di Ace Ventura) che si evince il lavoro psicologico svolto. Purtroppo ogni minimo accenno è uno spoiler e vi consiglio di non rovinarvi la sorpresa cercandovi la trama prima. Il film in sé, al di là del valore emotivo e sociale che trasmette, è poi anche stilisticamente perfetto: sembrano quasi due short film uniti, con una prima parte che inquadra un soldato americano conquistare pian piano la stima (e forse l’affetto) del suo carceriere. Ed è proprio a quest’ultimo che il “prigioniero” confida di avere una persona speciale nella sua vita, così speciale da intrigare fin nel profondo il suo ascoltatore. Quando nel tentativo di liberarlo, saranno proprio gli stessi soldati USA ad uccidere il prigioniero, il carceriere, scampato alla cattura, decide di andare in cerca della fantomatica donna di cui ha tanto sentito parlare, la trova, e se ne innamora. Qui inizia la seconda parte del film, che è poi il film vero e proprio. Nessuna tendenza al fantastico in questo dramma d’amore, solo una bizzarra componente di fato, un fato al quale non possiamo scampare. E se siamo così furbi da lasciarci andare a ciò che il destino ci conduce, forse potremmo essere anche felici!

Note malinconiche sottolineano il personaggio femminile del film, e con esse il mood intero della pellicola, ed’è la canzone The Crying Game interpretata da Dave Berry e scritta da Geoff Stephens nel 1964. Un po’ come in Frantic di Roman Polanski, è proprio affidato ad una canzone l’arduo compito di divenire il leit motiv emozionale e la chiave di lettura delle vicende (anche attraverso il commento “involontario che il testo fa nel film come “sottotesto”), ma se in Frantic la bellissima aria di Piazzolla diventa una canzone ossessiva cantata da Grace Jones e ascoltata dal protagonista un po’ ovunque in tutta Parigi, The Crying Game (che è poi anche il titolo originale del film, da noi come al solito, tradotto a cazzo di cane) è invece riproposta in diverse salse e forme.

Quella che ascoltiamo qui è la versione cantata da Boy George e prodotta dai Pet Shop Boys, il brano raccolse un moderato successo e divenne il più grande successo che Boy George ottenne nell’immediato post-Culture Club. Classificatosi al 22º posto in madrepatria, il brano entrò anche nella Top 20 della classifica americana e conquistò la vetta della classifica canadese. Buon Ascolto al link presente qui.

La canzone in una frase.

First there are kisses, then there are sighs
And then before you know where you are
You’re sayin’ goodbye

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