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DECODER – Muscha

Written by Giulio De Gaetano

L’assuefazione subliminale che diventa codice nel nostro inconscio si concretizza in questa pellicola dell’84, in una nozione di suono che attraversa il sentire e il vedere, diventando la sinfonia accompagnatrice delle nostre voglie e della nostra felicità.

L’oggetto desiderato, imposto sempre più con la forza, è quel mito quotidiano che ci possiede oramai in una latente febbre di dominio. Il bisogno di essere pari alla stessa conforme sostanza dei progressi del consumo e la difficoltà nella conquista di una comune crescita sono la qualifica che conferma il nostro status, in una fabbrica dove non si fa altro che mangiare e defecare senza coscienza. Ciò che è più vivo nella nostra sensibilità è quell’impulso visibile soltanto in quanto stato di veglia, che diventa sempre più reale tra le visioni emblematiche dei McDonald’s e dei fast food che tanto accompagnano il nostro stomaco (vero e proprio focus nell’evoluzione della specie, vero e proprio sostituto dell’ intelletto).

Muscha e Klaus Maeck (quest’ultimo artista poliedrico e personaggio di spicco della cultura underground amburghese dell’epoca) ci raccontano con Decoder la direzione verso cui ci sta trascinando l’invasa (in)coscienza della tecnologia applicata al mercato, profetizzando l’avvento di una “nuova mitologia” di cui siamo ferventi credenti. Oggi sosteniamo non più la parità d’opinione ma la parità del consumo. Restiamo assorti di fronte a quella bolgia affannata, affascinata dai colori delle vetrine e dell’informazione.

In passato qualcuno diceva “non guardare con gli occhi, guarda attraverso gli occhi“; ma quando la sensibilità perde d’individualismo e le domande si assottigliano in un’unica risposta, il consenso collettivo arriva ad una felice omologazione globale di infida disciplina. Per nostra sfortuna la percezione diversa delle cose non è di tutti. I geni non esistono, esiste chi si stanca e vuole cambiare, un fondamento che nella storia dell’ uomo è noto solo ad alcuni e Maeck, in questo caso, ce lo presenta con F.M. Einheit, il mitico percussionista degli Einsturzende Neubauten, teoricamente nelle vesti di se stesso.

F.M. è un hacker che scopre che nei locali della multinazionale H-Burger viene diffusa “Muzak”, una musica che condiziona i comportamenti dei clienti riducendoli a una massa acritica di pecore. Non tollerando più questo comportamento decide di decodificarla creando una antiMuzak diffondendola tra gli stessi locali, producendo reazioni violente di ribellione. F.M. viene indagato dai servizi segreti per questa rivolta. I personaggi del film sono avvolti da scene acide e visionarie dove il conscio e l’inconscio si combinano in un solo campo unitario. La trama e l’azione si perdono in una sorta di noir, dal sapore di muffa perso in luoghi fatiscenti ricchi di bizzarri auspici.

Nomi di grande cultura underground come Christiane Felscherinow, Bill Rice, Genesis P-Orridge e William Burroughs sono il condimento eccelso di quest’opera europea di grande stile, dove l’unione tra immagine e musica industrial ci descrivono pienamente quella Germania sub-culturale dai cantieri sempre aperti. Decoder è una sublime pellicola “Pirate Tape”, tanto per citare Derek Jarman, dove si riconoscono tutti quei fattori analogici portati all’estremo: composizioni musicali al “cut-up”, tecniche di “information warfare”, le musicassette master rosse e gialle e il monitor quale stargate di spionaggi onirici.

Metropoli(s), dove alcuni frammenti sparsi nel film ci (tras)portano forse alla maggiore ispirazione di quell’etica, indicandoci quanti sono gli occhi indiscreti e quanto nella vita non sia facile essere soli.

VOTO: 8/10

Soggetto e  sceneggiatura: Klaus  Maeck
Regia: Muscha
Musiche: Soft Cell,  Einsturzende  Neubauten,  Matt Johnson ( The The ),  Dave Ball  and  Genesis  P-Orridge,  William S. Burroughs,  Christian F.
Interpreti: F.M. Einheit,  Bill  Rice,  Christiane  Vera  Felscherinow,  Britzhold  Baron  De  Belle,  Matthias  Fuchs,  William  S. Burroughs,  Genesis  P-Orridge
Germania, 1984
Genere: Fantascienza

Curiosità:
Muzak: con questa parola gli inglesi indicano una  cattiva  musica,  quella  musica  dai  tornaconti  commerciali  e  dal  peso  culturale  pari  a  zero.  In  Italia, intorno alla metà degli anni 70, era una delle riviste musicali più  attente  al  panorama  alternativo.  The  Rolling  Stones,  Jimi Hendrix,  Osanna,  Banco  del  Mutuo  Soccorso  erano  le  realtà  culturali  più  in  vista  di  questo  magazine. Il  primo  numero  del  1973,  ritrae  Elton  John  in  una  delle  sue  performance.

Decoder: nel  maggio  del  1987,  a  Milano,  nasce  la  rivista  Decoder. Il  nome  della  rivista  prende  proprio  dal  titolo  del  film.  Il  suo  intento  era  di ipotizzare un uso sociale della cultura punk e post punk e delle reti telematiche.  Sono  stati  tra  i  “ motori “  di  spazi sociali come il Virus. Il  nucleo  era  composto  da  Ermanno “Gomma” Guarneri, Giacomo Spazio, Zenga Kuren, Kix (Kikko)  e  Raf “Valvola”,  una  formazione  che  già  dai  primi  tempi  andò  incontro  a  delle  scissioni.  La  rivista  oggi  non  è  più  in  formato  cartaceo  ma  è  pienamente  attiva  sul  web. Si  occupano  di  editoria  con  la  Shake Edizioni Underground.

Posted in Sperimentale by Giulio De Gaetano on novembre 2nd, 2011 at %H:%M.

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