VITAL – Shinya Tsukamoto
Uno schianto d’auto e la vita di Ryoko si spegne, mentre quella del suo ragazzo, Takashi, spegne la luce della memoria. Tornato a frequentare i corsi di medicina, Takashi si trova davanti proprio il corpo di Ryoko … e i ricordi, mescolati all’immaginazione, esplodono in una detonazione assordante.
La dissezione del corpo come scoperta dell’anima, in un processo catartico che, chirurgicamente, vede affondare le mani in un corpo apparentemente silenzioso ma che, in realtà, ha molto da comunicare a chi sa chiedere. Shinya Tsukamoto procede con un’analisi approfondita di quello che è il corpo umano, stavolta non facendolo fondere con il metallo ma lasciandolo dissezionare dallo stesso (bisturi), portandolo in uno stato “altro da sé” per renderlo unico, vivido, e staccarlo dalla realtà per trascinarlo in un’altra dimensione sensoriale.
Restano alcuni colori di A snake of june, ma virano presto verso una luce bianca (appunto) chirurgica, alle volte oscurata per contrasto, altre resa rosso sangue per non far dimenticare cosa scorre nel corpo umano. Un altro passo fondamentale nella carriera del regista giapponese, capace di disegnare nuovi scenari ma, al contempo, di veder tornare elementi costanti della sua filmografia, trascinati dalla evocativa danza sulla spiaggia.








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