MONSTER e IL MOSTRO (di Firenze) a confronto
Il genere crime negli ultimi anni si è rinvigorito di nuova linfa grazie anche ad alcuni podcast, di eccellente fattura, basati sui documenti in possesso delle varie procure che ricostruiscono in maniera minuziosa la vita di alcuni criminali, seriali e non.
Forti di questo interesse del pubblico, alcuni di essi sono divenuti dei veri e propri documentari cult ed in seguito si sono trasformati in fiction destinate alle varie piattaforme streaming.
Qui il primo punto di snodo, perché mentre alcune ricostruzioni non fanno altro che porre in maniera più fruibile dagli spettatori i fatti accaduti, senza entrare minimamente nel giudizio in merito, altre invece, in maniera un po’ subdola, insinuano un minimo di dubbio nello spettatore.
La serie Monster è quella che, a livello internazionale, rappresenta meglio il boom mediatico di questo fenomeno. Arrivata al suo terzo capitolo, ha avuto l’arduo compito di mettere in scena il padre di tutti i serial killer portati sul grande schermo: stiamo parlando di Ed Gein, interpretato con grande rispetto del personaggio da Charlie Hunnam.
Psycho di Alfred Hitchcock, Non aprite quella porta di Tobe Hooper e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme sono forse i film più rappresentativi che, in parte, hanno portato in scena le turbe psichiche di Ed Gein.
La serie punta proprio a questa duplice chiave di lettura: da una parte descrive con dovizia di particolari quanto Ed Gein fosse disturbato mentalmente, dall’altra quanto la società, nel corso degli anni, fosse sempre più attratta dalla spettacolarizzazione del male nelle sue forme più estreme. Sembra quasi che Ryan Murphy abbia voluto rendere l’animo di Ed Gein puro, o quantomeno inconsapevole dei suoi gesti, capace di uccidere le persone con il candore di un bambino, utilizzando la loro pelle opportunamente conciata per realizzare costumi e maschere da lui indossati.
In maniera diametralmente opposta, ha reso invece cattive le persone che in qualche modo hanno abusato di lui e, in particolar modo, della sua storia per dare sfogo ai loro istinti più oscuri e repressi.
In Italia non potevamo essere da meno, anche perché la nostra bella penisola ne ha di storie e misteri ancora irrisolti; uno di essi è quello del mostro di Firenze, che lascia molti dubbi circa gli effettivi protagonisti di quella lunga serie di omicidi che, dal 1968 al 1985, tormentarono le campagne intorno a Firenze. In questo caso il compito di narrare questa lugubre storia (o almeno, per il momento, un capitolo di essa) è stato affidato alla mano solida di Stefano Sollima, che è riuscito a narrare una storia nera, cupa, spiazzante, dove nessuno dei protagonisti in scena è positivo, ma ognuno ha da rimproverarsi qualcosa.
Questo aspetto è interessante da approfondire proprio perché, mentre nel caso di Monster sembra quasi di empatizzare con il protagonista o con i protagonisti delle serie precedenti, in quanto lo spettatore segue la narrazione dal loro punto di vista, ne Il Mostro di Firenze questo aspetto è completamente assente.
Non si riesce ad empatizzare proprio con nessuno nel lavoro svolto da Sollima, e si ha quasi la percezione che il vero male sia la città di Firenze stessa, con quel clima fetido di quegli anni, con la sua ostentata ricchezza che non faceva altro che coprire i fatti lugubri di cronaca. Da questo punto di vista, l’inversione di tendenza introdotta da Sollima, che più volte è stato accusato in passato (vedi Romanzo Criminale – La serie) di esaltare i modelli negativi, risulta pienamente riuscita e veramente lodevole.
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