I FANTASTICI 4: GLI INIZI – Matt Shakman
Inquadrare il primo film che inaugura la fase sei del MCU senza considerare il contesto editoriale significherebbe sminuire la portata dell’opera e le sue potenzialità.
Facciamo un doveroso passo indietro: si può dire che “i bei tempi” dei Marvel Studios abbiano avuto origine da un solo film, Iron Man, che – anche grazie al contributo alla sceneggiatura da parte di Robert Downey Jr. – convinse “i signori della Marvel” a investire ingenti capitali, non solo su quel progetto, ma anche sui successivi, culminati con il favoloso epilogo di Endgame. Da lì in poi, la Marvel sembrava aver perso la bussola, oltre che l’ispirazione, disorientata tra prodotti destinati (anche a causa della pandemia) alla neonata piattaforma Disney+ e film usciti al cinema, ma privi di trame solide e, soprattutto, di personaggi capaci di competere con quelli della fase precedente.
I Fantastici 4 – Gli inizi rappresenta un’iniezione di nuova linfa creativa nel panorama Marvel. Contrariamente al titolo italiano – frutto di un errore di adattamento (Fantastic Four: First Steps, il titolo originale) – il film mostra le origini dei quattro eroi solo in un breve recap iniziale. Ciò che colpisce subito, fin dal trailer, è l’estetica futurista in stile finto-retrò, che ricorda quella del cartone animato I Pronipoti (The Jetsons), ma senza inserti grotteschi.
Il focus del film è tutto sul valore della famiglia – scelta perfettamente in linea con lo spirito dei Fantastici 4 – e sullo spirito di sacrificio di un popolo, inteso come famiglia nella sua accezione più ampia e inclusiva. I nostri eroi si troveranno ad affrontare la minaccia di Galactus, il Divoratore di Mondi, barattando la vita del figlio di Reed Richards e Sue Storm con il destino del pianeta.
Questa, in breve, la sinossi del film, che non approfondiremo ulteriormente per lasciare allo spettatore la libertà di scoprire la trama da sé. Il film risulta asciutto e comprensibile, come un’opera sulle origini dovrebbe essere. Anche la scrittura dei personaggi è ben curata, sia nelle individualità sia nella loro dinamica di gruppo. Apprezzabile anche il cambio di genere dell’Araldo: non si tratta di un’operazione forzata per colmare il gender gap, ma di una scelta consapevole e ben integrata nello sviluppo narrativo.
Alcuni potrebbero notare echi dei primi due Ghostbusters nello sviluppo e nella conclusione della storia, ma forse si tratta solo di suggestioni. In ogni caso, il film funziona e fa il suo dovere, senza strafare ma anche senza deludere, mantenendo un equilibrio forse fin troppo perfetto. Se vogliamo trovare una nota di demerito, va individuata nel ritmo del montaggio, che raramente riesce a coinvolgere davvero lo spettatore.
In definitiva, si ha la sensazione di aver assistito a un buon film (eccellente, se paragonato ai prodotti della fase cinque), che lascia ben sperare per il futuro del MCU.






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