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	<title>Through the Black Hole</title>
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	<description>Cinema, musica, letteratura,arte indipendente</description>
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		<title>PRIMETIME &#8211; Lance Oppenheim</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 15:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Pulp/Noir]]></category>

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		<description><![CDATA[Presi dal delirio adolescenziale, a molti della mia età sarà sfuggito sicuramente un programma fondamentale per la NBC, andato in onda tra il 2004 e il 2007, che diede il via a tutta una serie di docureality in bilico tra il filone d’inchiesta giornalistico e l’intrattenimento dai contenuti più spinti, quello che poi verrà definito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/primetime-lance-oppenheim/primetime/" rel="attachment wp-att-24178"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24178" title="primetime" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2026/10/Primetime-168x250.jpg" alt="primetime" width="168" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Presi dal delirio adolescenziale, a molti della mia età sarà sfuggito sicuramente un programma fondamentale per la NBC, andato in onda tra il 2004 e il 2007, che diede il via a tutta una serie di docureality in bilico tra il filone d’inchiesta giornalistico e l’intrattenimento dai contenuti più spinti, quello che poi verrà definito volgarmente infotainment.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24176"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Chris Hansen è un conduttore televisivo in ascesa, con diversi Emmy Awards alle spalle, che nel 2004 inventò un format televisivo chiamato *To Catch a Predator*, dove sostanzialmente alcuni complici della sua redazione, coadiuvati dalle forze dell’ordine, stanavano potenziali pedofili online prima che potessero compiere i loro crimini. Inoltre, avevano bisogno di attori adulti in grado di impersonare ruoli molto più giovani della loro età, sia come aspetto che come voce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo contatto avveniva, come dicevo, mediante un basista in chat (MSN o C6 e affini), dal quale partiva uno scambio di foto erotiche, per poi finire al contatto telefonico (con i primi telefonini che a malapena facevano foto di pessima qualità) e poi si passava all’incontro vero e proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro seguiva un rituale ben preciso, nel quale la produzione prendeva in affitto una casa dove stabiliva la propria postazione di regia, riempiendo gli ambienti di telecamere per riprendere la scena da ogni angolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito, l’esca doveva accogliere la “preda” in casa e poi lasciare che Chris Hansen stesso, con script alla mano, gli elencasse le parti più salienti delle conversazioni erotiche avvenute con il presunto minore, fino a quando non pronunciava le fatidiche parole: “…che cosa sarebbe successo se non fossimo stati qui noi, oggi?”</p>
<p style="text-align: justify;">Presentata in anteprima all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e accolta con parere positivo, l’opera prima di Lance Oppenheim si interroga sul modo di condurre giornalismo investigativo di alcuni programmi televisivi che, con la scusa del “diritto d’inchiesta”, si permettono il lusso di sconfinare fin troppe volte in quella zona grigia tra lecito e illecito. Perché se è vero che il programma di Chris Hansen ha contribuito a ripulire il mondo da potenziali pedofili, è pure vero che non si può punire una persona, seppur dai costumi perversi e pruriginosi, prima che abbia commesso un reato, soprattutto mettendola alla berlina.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante lo sviluppo della trama succede che il format riscuote subito parere positivo tra il pubblico. La gente, è notorio, è da sempre appassionata alla gogna mediatica e sappiamo bene che quello sarà solo il primo tassello di una macchina del fango che arriverà fino all’utilizzo dei social network per coprire di ridicolo una persona, sia essa colpevole o innocente.</p>
<p style="text-align: justify;">Hansen, invece, non sembra averne abbastanza: ha bisogno di stanare un pesce grosso per finire in prime time, vale a dire un politico pedofilo beccato con le mani sporche di marmellata. L’occasione della sua vita arriva!</p>
<p style="text-align: justify;">Bill Conradt, procuratore aggiunto della contea, in Texas, viene adescato dai basisti della sua trasmissione e, dopo averlo stanato con il solito trucco, la produzione circonda di media e polizia la villa dove Conradt vive e dove pone fine alla sua misera esistenza con un colpo di pistola.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppenheim utilizza il linguaggio documentaristico affidandosi a una buona e solida camera a spalla e Robert Pattinson, seppur completamente diverso dal personaggio originale, ne incarna perfettamente il cinismo e la fame di carriera. La menzione speciale, a mio avviso, va data all’attore Skyler Gisondo, perfettamente calato nel ruolo dell’attore in cerca di riflettori che punta sul programma di Hansen per avere successo.</p>
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		<title>DIGGER &#8211; Alejandro González Iñárritu</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Top movie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono film che mettono d’accordo pubblico e critica. E poi ce ne sono altri che non cercano affatto il consenso unanime, ma trovano la propria ragion d’essere proprio nel dibattito, nello scontro di idee, nella provocazione. Film che dividono, destabilizzano e, soprattutto, invitano a riflettere. The Digger è proprio uno di questi. Digger Rockwell, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.throughtheblackhole.com/digger-alejandro-gonzalez-inarritu/digger/" rel="attachment wp-att-24164"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24164" title="digger" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2026/10/digger-175x250.jpg" alt="" width="175" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono film che mettono d’accordo pubblico e critica. E poi ce ne sono altri che non cercano affatto il consenso unanime, ma trovano la propria ragion d’essere proprio nel dibattito, nello scontro di idee, nella provocazione. Film che dividono, destabilizzano e, soprattutto, invitano a riflettere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24159"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Digger è proprio uno di questi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Digger Rockwell, interpretato magistralmente da Tom Cruise, è uno dei re del petrolio, erede di una famiglia di trivellatori che, nel corso del secolo scorso, ha costruito la propria fortuna perforando il globo terrestre in lungo e in largo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una fame insaziabile di greggio spinge lui e altre compagnie petrolifere a scavare senza alcuno scrupolo persino nelle terre più remote della Groenlandia e dell’Alaska, incuranti delle conseguenze che queste attività sconsiderate possono avere sul delicato equilibrio dell’ecosistema terrestre. Almeno fino a quando la natura non decide di presentargli il conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un giacimento in Groenlandia, una fuoriuscita incontrollata di metano provoca una violentissima esplosione, causando il distacco di un’immensa piattaforma di ghiaccio, grande quanto il Maryland, che comincia a spostarsi verso l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">In accordo con l’amministrazione americana, Digger e il presidente Compson (uno strepitoso John Goodman) decidono allora di manipolare la verità, piegandola ai propri interessi e trasformando una catastrofe annunciata nell’ennesima occasione di convenienza politica ed economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Iñárritu, come anticipato, non è un film semplice. E probabilmente non è nemmeno un film per tutti. Proprio per questo sarebbe ingiusto raccontarne ulteriormente la trama, sottraendo allo spettatore la possibilità di confrontarsi liberamente con i suoi contenuti e costruirsi una propria interpretazione. La narrazione è stratificata, volutamente sopra le righe, e utilizza la farsa, il paradosso e il grottesco per raccontare una realtà che, per quanto deformata dalla finzione cinematografica, riguarda ormai da vicino la vita di ciascuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché non esistono porti franchi. Non esistono isole sicure sulle quali rifugiarsi. Siamo tutti passeggeri della stessa, immensa scialuppa di salvataggio chiamata pianeta Terra. E una cosa appare sempre più evidente: se i grandi della Terra non interverranno in maniera concreta per porre rimedio alle scelte scellerate del passato e del presente, le conseguenze saranno reali. E potenzialmente letali per <strong>TUTTI</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa forse che la vita sulla Terra è destinata a scomparire? No, probabilmente no. Ma dovremmo interrogarci molto seriamente su quanto ciò che resterà potrà ancora essere definito <em>vita</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio qui che Iñárritu introduce uno degli elementi più interessanti del film, qualcosa di profondamente radicato nella natura umana: la capacità di andare avanti nonostante tutto, di esorcizzare il male, di affrontare l&#8217;assurdità dell&#8217;esistenza e, infine, di <strong>RIDERE</strong>, possibilmente insieme agli altri. Perché sì, abbiamo bisogno anche di questo. Di sdrammatizzare, di trovare uno spiraglio di ironia persino nelle questioni più serie e drammatiche. Non possiamo permettere che la paura del domani finisca per paralizzarci, anche se, a ben guardare, stiamo già tutti danzando sull&#8217;orlo del precipizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista stilistico, il film si distingue per una regia estremamente rigorosa, quasi teatrale, e per una composizione delle inquadrature studiata fin nei minimi dettagli. Nulla sembra lasciato al caso: movimenti, geometrie, gestualità e disposizione dei personaggi contribuiscono a costruire una sorta di coreografia dell&#8217;assurdo che richiama inevitabilmente il cinema di Wes Anderson e la sua maniacale precisione visiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, naturalmente, altri riferimenti cinematografici. Gli omaggi al <em>Dottor Stranamore</em> di Stanley Kubrick e a <em>Il grande dittatore</em> di Charlie Chaplin sono forse i più evidenti, tanto nella costruzione della satira quanto nella capacità di mettere alla berlina il potere, le sue contraddizioni e la sua grottesca autoreferenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la scelta di affidare il ruolo principale a Tom Cruise appare tutt&#8217;altro che casuale e, con il procedere della narrazione, acquista un significato sempre più preciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Vederlo muoversi in maniera goffa, quasi caricaturale, imprigionato in un ingombrante trucco prostetico, contribuisce a esasperare quel senso di farsa che attraversa l&#8217;intera pellicola. Un attore da sempre associato a personaggi carismatici e risoluti viene qui trasformato in una figura grottesca, eccessiva, a tratti persino ridicola. Eppure, per noi spettatori, <strong>ridere non è affatto semplice</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse perché dietro ogni situazione paradossale, ogni battuta e ogni immagine volutamente esagerata, si nasconde qualcosa di terribilmente familiare. Qualcosa che appartiene al nostro presente molto più di quanto vorremmo ammettere. Così, quando lo spettacolo finisce, quando le immagini roboanti lasciano spazio al silenzio e si riaccendono le luci in sala, ciò che rimane è soprattutto uno specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno specchio nel quale, però, non troviamo riflessa la nostra immagine, ma i nostri dubbi, le nostre contraddizioni e, soprattutto, l&#8217;incertezza di un futuro che continuiamo ostinatamente a fingere di poter controllare.</p>
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		<title>DISCLOSURE DAY &#8211; Steven Spielberg</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[DISCLOSURE DAY - Steven Spielberg]]></category>
		<category><![CDATA[DISCLOSURE DAY recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel panorama cinematografico, chi, a pieno titolo, ha conquistato lo scettro del cinema fantastico è Steven Spielberg, che non solo ha toccato il tema degli alieni, ma lo ha fatto con un approccio totalmente diverso rispetto al passato, servendosi della tematica per parlare del diverso con maggiore empatia. Per farlo ha scelto come protagoniste le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/disclosure-day-steven-spielberg/disclosure-day/" rel="attachment wp-att-24124"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24124" title="DISCLOSURE DAY" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2026/06/DISCLOSURE-DAY-184x250.jpg" alt="DISCLOSURE DAY" width="184" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel panorama cinematografico, chi, a pieno titolo, ha conquistato lo scettro del cinema fantastico è Steven Spielberg, che non solo ha toccato il tema degli alieni, ma lo ha fatto con un approccio totalmente diverso rispetto al passato, servendosi della tematica per parlare del diverso con maggiore empatia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24123"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per farlo ha scelto come protagoniste le creature più pure che esistano in natura, dopo gli animali: i bambini!</p>
<p style="text-align: justify;">Sia che si parli di <em>Incontri ravvicinati del terzo tipo</em>, sia che si parli di <em>E.T.</em>, si ha la sensazione che vi sia un filo conduttore comune a legare queste due opere. <em>Disclosure Day</em> si colloca a chiusura di questa ipotetica trilogia — chissà se davvero chiusa — anche perché la storia del film sembra iniziare proprio alla conclusione di un ciclo di eventi avvenuti molto lontano nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">I protagonisti sono Margaret Fairchild (Emily Blunt), giornalista e volto che entra ogni giorno nelle case dei telespettatori americani per presentare le previsioni del tempo, e Daniel Kellner (Josh O’Connor), hacker informatico impegnato in una delicata operazione di sottrazione di documenti secretati da una società privata, la Wardex Corporation, che coopera con il governo dai tempi dell’incidente di Roswell.</p>
<p style="text-align: justify;">I destini dei due protagonisti, apparentemente slegati, si intrecciano nel momento in cui entrambi sembrano capaci di comprendere e persino parlare una misteriosa lingua aliena. È compito di Hugo Wakefield riannodare i percorsi di queste due vite, legate da un misterioso passato. Non sarebbe giusto rivelare di più sulla trama, e non lo faremo, per dare modo a ognuno di farsi un’idea precisa sul film.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima sensazione che si ha vedendo questo film è che sia fuori tempo massimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della bellissima regia e della confezione che solo maestri del cinema come Spielberg sanno offrire, al di là delle meravigliose musiche di John Williams, non si può non notare una sceneggiatura che non sembra per nulla all’altezza di tale maestria. Spielberg ha sempre segnato nuovi standard su questo tema, che prima di questo film non toccava da molto tempo. Per questo vedere un film che, nella prima parte, tiene incollati alla poltrona come un bellissimo film d’azione, per poi perdersi in una seconda parte totalmente didascalica, per non dire scontata, fa un po’ male.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane comunque la continua ricerca della comprensione del diverso, argomento che viene ribadito con forza in questo film, forse anche alla luce di quanto sta avvenendo nel mondo attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, a questo punto, sarebbe stato necessario un passo in avanti nella comprensione del fenomeno e sarebbe stato interessante capire come gli alieni, alla vigilia di conflitti di portata mondiale, possano collocarsi nel nostro scenario sempre più caotico e confusionario. Ci potranno fornire più comprensione? Più empatia? Una sorgente di energia pulita che non ci faccia litigare come bambini cresciuti?</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, puntare tutto sulla desecretazione di file risalenti agli anni ’80 e oltre, e sul conseguente stupore che essi possono generare, in un’epoca dominata da fake news e immagini confezionate dall’intelligenza artificiale generativa, più realistiche di quelle vere, francamente non ci sembra il massimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato.</p>
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		<title>MARTY SUPREME (Josh Safdie) vs FABRIZIO CORONA &#8211; IO SONO NOTIZIA</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 14:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>

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		<description><![CDATA[  In questo periodo sono uscite due opere diametralmente opposte tra loro, per due mercati completamente diversi, ma che hanno una cosa in comune: la fame! La fame per il successo, inteso come visibilità, notorietà, la voglia di lasciare un segno nel Mondo. Parliamo di Marty Supreme l’opera di Josh Safdie che è valsa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="wp-image-24096" title="marty-supreme" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2026/01/MARTY-SUPREME-199x250.jpg" alt="" width="159" height="200" /> <a href="http://www.throughtheblackhole.com/marty-supreme/fabrizio-corona-io-sono-notizia-poster/" rel="attachment wp-att-24097"><img class=" wp-image-24097" title="fabrizio-corona-io-sono-notizia-poster" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2026/01/Fabrizio-Corona-Io-sono-notizia-poster-140x250.jpg" alt="" width="112" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questo periodo sono uscite due opere diametralmente opposte tra loro, per due mercati completamente diversi, ma che hanno una cosa in comune: la fame! La fame per il successo, inteso come visibilità, notorietà, la voglia di lasciare un segno nel Mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24094"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo di Marty Supreme l’opera di Josh Safdie che è valsa il Golden Globe all’interpretazione magnifica di Timothee Chalamet e di un’opera destinata invece al mondo delle piattaforme streaming (Netflix) che analizza la vita e le “opere” di un personaggio più nostrano ma che forse è stato il più controverso di inizio millennio, vale a dire Fabrizio Corona. Due personaggi diversi, contrastanti, vissuti in epoche diverse ma che a ben riflettere invece hanno molti punti di contatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Marty Supreme si ispira alla vera vita di Marty Reisman che nella vita è stato tutto, ma soprattutto giocatore di Tennis da tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui cominciano i primi parallelismi con Corona perché personaggi come questo non riescono ad incasellare il proprio percorso di vita in uno lineare, normale, come quello della maggior parte degli uomini, ma la passione che mettono in quello che fanno è talmente forte e carismatica da riuscire a trasformare la propria vita in un evento, uno show mediatico. Fabrizio Corona comincia la sua carriera entrando nell’entourage di Lele Mora avendo un chiaro obiettivo, far parte del mondo cinico e patinato dello spettacolo, senza farsi specie di passare sopra tutto e tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo il personaggio interpretato da Chalamet non si fa specie di raccontare menzogne anche alle persone a lui care pur di riuscire a raggiungere un unico scopo, partecipare ai Mondiali di Tennis da Tavolo e vincere in modo tale da consacrarsi come il migliore del pianeta. Senza un dollaro in tasca, nell’immediato dopoguerra, la fame e la condizione di miseria non sembrano spaventarlo, come se ogni disgrazia, come ogni opportunità capitatagli, siano stati parte di un percorso per portarlo al successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Marty Mauser vive la sua vita come se fosse all’interno di un odierno videogame, dove ci sono livelli di difficoltà e puzzle sempre più difficili da superare e anche le persone che lui incontra le usa per un unico scopo, riuscire ad ottenere i soldi necessari per poter partecipare alle varie competizioni sportive relative al tennis da tavolo. Anche Corona ha usato tutte le persone che ha incontrato nel suo percorso di vita, ma a differenza di Marty la sua esistenza sembra essere vissuta in negativo, mentre il primo esprime gioia e entusiasmo di vivere il secondo sembra quasi percorrere un percorso dantesco attraverso l’inferno ma senza mai volerne effettivamente uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti e due però hanno presto dovuto fare i conti con quello che si chiama “la dura realtà”</p>
<p style="text-align: justify;">Per Corona sono state le varie vicende giudiziarie e il carcere che lo hanno messo di fronte alla consapevolezza che l’essere umano non è onnipotente e soprattutto non può permettersi di fare tutto ciò che vuole, per il personaggio interpretato da Chalamet significa molto più semplicemente aspettare una figlia e capire che dal suo operato dipende il futuro delle persone che ama.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Safdie parte come la classica opera sulla grande passione di Mauser per il tennis da tavolo, ma nella parte centrale diventa una rocambolesca corsa contro il tempo per poi ritornare ad essere un film sul tennis da tavolo a chiusura del cerchio narrativo. Ecco forse la parte centrale poteva essere snellita un po’ ma comunque è godibile, come il bellissimo cameo di Abel Ferrara nei panni di un poco di buono a cui è stato sottratto il suo amato cane.</p>
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		<title>NORIMBERGA vs IL PROCESSO DI NORIMBERGA</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 18:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo/Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[IL PROCESSO DI NORIMBERGA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Processo di Norimberga lo potremmo definire storicamente come il tentativo degli Stati vincitori della Seconda Guerra Mondiale di ristabilire l’ordine sociale e dare un minimo di giustizia alle vittime di quella che possiamo definire la più grande onta nella storia dell’umanità: il Nazismo. Da tempi immemori, coloro che ottengono la vittoria sul campo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/norimberga-vs-il-processo-di-norimberga/il-processo-di-norimberga/" rel="attachment wp-att-24087"><img class="aligncenter  wp-image-24087" title="il-processo-di-norimberga" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-processo-di-norimberga.jpg" alt="il-processo-di-norimberga" width="421" height="315" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Processo di Norimberga lo potremmo definire storicamente come il tentativo degli Stati vincitori della Seconda Guerra Mondiale di ristabilire l’ordine sociale e dare un minimo di giustizia alle vittime di quella che possiamo definire la più grande onta nella storia dell’umanità: il Nazismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24086"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da tempi immemori, coloro che ottengono la vittoria sul campo di battaglia, quasi sempre con la forza, si arrogano anche il diritto di scrivere la storia. Parliamo ovviamente degli Stati Uniti che, rappresentati dal procuratore Robert H. Jackson, decidono insieme a Russia e Inghilterra di tenere un processo che rimarrà nelle pagine dei libri di scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno della città ferita di Norimberga non solo portano alla sbarra gli uomini che, insieme ad Adolf Hitler, sono stati responsabili di uno dei genocidi più grandi della storia dell’umanità, ma lanciano un monito per le generazioni future affinché vigilino che stermini come quello, e abomini come le leggi razziali, non abbiano più luogo. Un processo difficile da mettere in piedi, in quanto parliamo di un insieme di Stati che giudica l’operato del governo di un altro Stato, per cui la materia è delicata anche dal punto di vista giuridico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel panorama cinematografico abbiamo tre esempi di rappresentazione di questo epocale evento: il primo nel 1961, dove sostanzialmente si ripercorrono i fatti processuali così come avvenuti; nel 2000, con un importante film TV in due atti diretto da Yves Simoneau; e l’ultima trasposizione (basata sul libro The Nazi and the Psychiatrist di Jack El-Hai) diretta da James Vanderbilt.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questi ultimi due verte il nostro confronto, in quanto più recenti e più vicini a noi, a dimostrazione — come viene più volte ribadito nella pellicola di Vanderbilt — che quei crimini efferati non sono stati compiuti da mostri provenienti da chissà quale pianeta, ma da esseri umani in carne e ossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pellicola di Simoneau era Alec Baldwin a vestire i panni del procuratore, e lo seguiamo mentre è intento a preparare con cura il processo, allestendolo nei minimi dettagli. Vanderbilt, invece, ne analizza più le fragilità, mettendo in luce la potenza devastante dei media che già allora, al riparo da Internet e dalle sue ramificazioni, erano in grado di distruggere la vita e l’operato di una persona.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutte e due le pellicole, però, si ravvisa che il vero protagonista è un altro: il generale Hermann Göring.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pellicola di Simoneau era l’immenso Brian Cox a interpretarlo; nell’odierna versione di Vanderbilt la responsabilità è stata affidata a Russell Crowe, perfettamente calato nella parte e con un attento studio dell’accento tedesco. La pellicola di Vanderbilt si focalizza sul rapporto personale tra lo psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek) e il gerarca nazista, cercando di portare alla luce il lato umano del personaggio, quel tanto che basta per far capire al pubblico che tutto lo sfacelo vissuto in quegli anni altro non è che il frutto dell’ego di pochi sparuti uomini e delle loro personali ambizioni. Ovviamente Göring parla della Germania e di come fosse uscita a pezzi dalla Prima Guerra Mondiale, e questo forse dovrebbe anche far riflettere su come gli Stati Uniti intervengano nella risoluzione dei conflitti e sul loro modo di “esportare la democrazia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Göring non fa altro che dire “<em>l’ho fatto per la Germania</em>”, facendo leva sul senso di appartenenza e sull’orgoglio militare, ma in realtà la sua altro non era che mera ambizione, in grado di passare sopra tutto e tutti, compresa la sua famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fare un film con un copione già noto, con una storia come questa che tutti conosciamo bene, è forse molto più difficile che costruire un impianto narrativo da zero. Si rischia o di essere troppo didascalici — e allora tanto varrebbe guardare un documentario — oppure di distorcere troppo i fatti storici romanzandoli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di Vanderbilt di confezionare una storia che avesse al suo interno il microcosmo (il rapporto tra Göring e il suo psichiatra) e il macrocosmo (tutto l’impianto del processo), a mio avviso, ha dato alla storia il giusto respiro. La pellicola di Vanderbilt ci fa riflettere sullo scenario socio-politico attuale, lanciando un monito molto importante alla popolazione, che sembra aver perso interesse per alcune tematiche vecchie di oltre ottant’anni, ma invece incredibilmente attuali.</p>
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		<title>MONSTER e IL MOSTRO (di Firenze) a confronto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 18:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giallo/Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[MONSTER e IL MOSTRO (di Firenze) a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il genere crime negli ultimi anni si è rinvigorito di nuova linfa grazie anche ad alcuni podcast, di eccellente fattura, basati sui documenti in possesso delle varie procure che ricostruiscono in maniera minuziosa la vita di alcuni criminali, seriali e non. Forti di questo interesse del pubblico, alcuni di essi sono divenuti dei veri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/monster-e-il-mostro-di-firenze-a-confronto/il-mostro-monster/" rel="attachment wp-att-24080"><img class="aligncenter  wp-image-24080" title="il-mostro-monster" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2025/12/il-mostro-+-monster-1024x710.jpg" alt="il-mostro-monster" width="393" height="273" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Il genere crime negli ultimi anni si è rinvigorito di nuova linfa grazie anche ad alcuni podcast, di eccellente fattura, basati sui documenti in possesso delle varie procure che ricostruiscono in maniera minuziosa la vita di alcuni criminali, seriali e non.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24077"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Forti di questo interesse del pubblico, alcuni di essi sono divenuti dei veri e propri documentari cult ed in seguito si sono trasformati in fiction destinate alle varie piattaforme streaming.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui il primo punto di snodo, perché mentre alcune ricostruzioni non fanno altro che porre in maniera più fruibile dagli spettatori i fatti accaduti, senza entrare minimamente nel giudizio in merito, altre invece, in maniera un po’ subdola, insinuano un minimo di dubbio nello spettatore.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie <em><strong>Monster</strong></em> è quella che, a livello internazionale, rappresenta meglio il boom mediatico di questo fenomeno. Arrivata al suo terzo capitolo, ha avuto l’arduo compito di mettere in scena il padre di tutti i serial killer portati sul grande schermo: stiamo parlando di Ed Gein, interpretato con grande rispetto del personaggio da Charlie Hunnam.</p>
<p style="text-align: justify;">Psycho di Alfred Hitchcock,<em><strong> Non aprite quella porta</strong></em> di Tobe Hooper e Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme sono forse i film più rappresentativi che, in parte, hanno portato in scena le turbe psichiche di Ed Gein.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie punta proprio a questa duplice chiave di lettura: da una parte descrive con dovizia di particolari quanto Ed Gein fosse disturbato mentalmente, dall’altra quanto la società, nel corso degli anni, fosse sempre più attratta dalla spettacolarizzazione del male nelle sue forme più estreme. Sembra quasi che Ryan Murphy abbia voluto rendere l’animo di Ed Gein puro, o quantomeno inconsapevole dei suoi gesti, capace di uccidere le persone con il candore di un bambino, utilizzando la loro pelle opportunamente conciata per realizzare costumi e maschere da lui indossati.</p>
<p style="text-align: justify;">In maniera diametralmente opposta, ha reso invece cattive le persone che in qualche modo hanno abusato di lui e, in particolar modo, della sua storia per dare sfogo ai loro istinti più oscuri e repressi.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia non potevamo essere da meno, anche perché la nostra bella penisola ne ha di storie e misteri ancora irrisolti; uno di essi è quello del mostro di Firenze, che lascia molti dubbi circa gli effettivi protagonisti di quella lunga serie di omicidi che, dal 1968 al 1985, tormentarono le campagne intorno a Firenze. In questo caso il compito di narrare questa lugubre storia (o almeno, per il momento, un capitolo di essa) è stato affidato alla mano solida di Stefano Sollima, che è riuscito a narrare una storia nera, cupa, spiazzante, dove nessuno dei protagonisti in scena è positivo, ma ognuno ha da rimproverarsi qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto è interessante da approfondire proprio perché, mentre nel caso di Monster sembra quasi di empatizzare con il protagonista o con i protagonisti delle serie precedenti, in quanto lo spettatore segue la narrazione dal loro punto di vista, ne <em><strong>Il Mostro</strong></em> di Firenze questo aspetto è completamente assente.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si riesce ad empatizzare proprio con nessuno nel lavoro svolto da Sollima, e si ha quasi la percezione che il vero male sia la città di Firenze stessa, con quel clima fetido di quegli anni, con la sua ostentata ricchezza che non faceva altro che coprire i fatti lugubri di cronaca. Da questo punto di vista, l’inversione di tendenza introdotta da Sollima, che più volte è stato accusato in passato (vedi Romanzo Criminale – La serie) di esaltare i modelli negativi, risulta pienamente riuscita e veramente lodevole.</p>
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		<title>UNA SCOMODA CIRCOSTANZA – Darren Aronofsky</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 06:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Pulp/Noir]]></category>
		<category><![CDATA[Darren Aronofsky]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella vita di Hank Thompson (Austin Butler) non ne va dritta una, da giovane promessa del baseball al liceo, sfumata a causa di un terribile incidente, finito a vivere in una delle zone più malfamate di New York, per poi concludere la sua brillante carriera a lavorare come barista all’interno di un pub dove circola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/una-scomoda-circostanza-darren-aronofsky/una_scomoda_circostanza_poster/" rel="attachment wp-att-24052"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24052" title="una_scomoda_circostanza_poster" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2025/10/una_scomoda_circostanza_poster-168x250.jpg" alt="" width="168" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella vita di Hank Thompson (Austin Butler) non ne va dritta una, da giovane promessa del baseball al liceo, sfumata a causa di un terribile incidente, finito a vivere in una delle zone più malfamate di New York, per poi concludere la sua brillante carriera a lavorare come barista all’interno di un pub dove circola la migliore feccia degli States, non male per un campione come lui!</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24050"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A complicare ulteriormente la cosa ci si mette anche il suo amico punk, Russ (Matt Smith) che gli affida per pochi giorni il suo gatto mentre egli deve sbrigare una faccenda con suo padre che purtroppo non sta bene. E lì le cose, precipitano… Il problema è che Hank è sostanzialmente una persona buona, che non vorrebbe scontentare nessuno, soprattutto sua madre che sente ogni giorno puntualmente al telefono.</p>
<p style="text-align: justify;">In Una scomoda circostanza – cought stealing convivono sostanzialmente due anime, quella della black comedy più spinta e fuori di testa che si possa immaginare avvolta da un gangster movie ricco di azione e plot twist. Darren Aronowsky si conferma un gran mestierante perché riesce a bilanciare i due ingredienti in maniera perfetta senza mai far prevalere l’uno sull’altro. Un po’ come nitro e glicerina, presi separatamente sono innocui, insieme…boom!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse è proprio tutto questo equilibrio perfetto a rendere questo film dimenticabile con il tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, è proprio quando ci sono da parte del regista quelle pennellate fuori dalle righe, totalmente fuori contesto, che il film assume carattere e personalità unici. Peccato perché questo film avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio cult, nel tempo!</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il 3 Ottobre torna Narnia Terror Night!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 06:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio De Gaetano</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna la rassegna Narnia Terror Night, l&#8217;appuntamento è per venerdi 3 ottobre alle ore 21:00 al cinema Mario Monicelli di Narni (Terni). L&#8217;edizione di quest&#8217;anno vedrà sul grande schermo: Dagon di Paolo Gaudio (Cosenza) Acufene di Davide Cipolat (Milano) Malombra di Ilaria Meo (Bari) I live di Luigi Boccia (Roma) Mister Hyde-L&#8217;erede di Jekyll di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/il-3-ottobre-torna-narnia-terror-night/narnia-2025-locandina-intera/" rel="attachment wp-att-24046"><img class="aligncenter  wp-image-24046" title="narnia-2025-locandina-intera" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2025/10/Narnia-2025-locandina-intera.jpg" alt="" width="258" height="461" /></a></p>
<p>Torna la rassegna <strong>Narnia Terror Night</strong>, l&#8217;appuntamento è per venerdi 3 ottobre alle ore 21:00 al cinema Mario Monicelli di Narni (Terni).</p>
<p><span id="more-24045"></span></p>
<p>L&#8217;edizione di quest&#8217;anno vedrà sul grande schermo:</p>
<ul>
<li><strong>Dagon</strong> di Paolo Gaudio (Cosenza)</li>
<li><strong>Acufene</strong> di Davide Cipolat (Milano)</li>
<li><strong>Malombra</strong> di Ilaria Meo (Bari)</li>
<li><strong>I live</strong> di Luigi Boccia (Roma)</li>
<li><strong>Mister Hyde-L&#8217;erede di Jekyll</strong> di Eros Bosi (Terni)</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I FANTASTICI 4: GLI INIZI &#8211; Matt Shakman</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 12:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>

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		<description><![CDATA[Inquadrare il primo film che inaugura la fase sei del MCU senza considerare il contesto editoriale significherebbe sminuire la portata dell’opera e le sue potenzialità. Facciamo un doveroso passo indietro: si può dire che “i bei tempi” dei Marvel Studios abbiano avuto origine da un solo film, Iron Man, che – anche grazie al contributo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/i-fantastici-4-gli-inizi-matt-shakman/i-fantastici-4/" rel="attachment wp-att-24034"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24034" title="i-fantastici-4" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2025/07/i-fantastici-4-168x250.jpg" alt="i-fantastici-4" width="168" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Inquadrare il primo film che inaugura la fase sei del MCU senza considerare il contesto editoriale significherebbe sminuire la portata dell’opera e le sue potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24033"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un doveroso passo indietro: si può dire che “i bei tempi” dei Marvel Studios abbiano avuto origine da un solo film, Iron Man, che – anche grazie al contributo alla sceneggiatura da parte di Robert Downey Jr. – convinse “i signori della Marvel” a investire ingenti capitali, non solo su quel progetto, ma anche sui successivi, culminati con il favoloso epilogo di Endgame. Da lì in poi, la Marvel sembrava aver perso la bussola, oltre che l’ispirazione, disorientata tra prodotti destinati (anche a causa della pandemia) alla neonata piattaforma Disney+ e film usciti al cinema, ma privi di trame solide e, soprattutto, di personaggi capaci di competere con quelli della fase precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">I Fantastici 4 – Gli inizi rappresenta un’iniezione di nuova linfa creativa nel panorama Marvel. Contrariamente al titolo italiano – frutto di un errore di adattamento (Fantastic Four: First Steps, il titolo originale) – il film mostra le origini dei quattro eroi solo in un breve recap iniziale. Ciò che colpisce subito, fin dal trailer, è l’estetica futurista in stile finto-retrò, che ricorda quella del cartone animato I Pronipoti (The Jetsons), ma senza inserti grotteschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il focus del film è tutto sul valore della famiglia – scelta perfettamente in linea con lo spirito dei Fantastici 4 – e sullo spirito di sacrificio di un popolo, inteso come famiglia nella sua accezione più ampia e inclusiva. I nostri eroi si troveranno ad affrontare la minaccia di Galactus, il Divoratore di Mondi, barattando la vita del figlio di Reed Richards e Sue Storm con il destino del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa, in breve, la sinossi del film, che non approfondiremo ulteriormente per lasciare allo spettatore la libertà di scoprire la trama da sé. Il film risulta asciutto e comprensibile, come un’opera sulle origini dovrebbe essere. Anche la scrittura dei personaggi è ben curata, sia nelle individualità sia nella loro dinamica di gruppo. Apprezzabile anche il cambio di genere dell’Araldo: non si tratta di un’operazione forzata per colmare il gender gap, ma di una scelta consapevole e ben integrata nello sviluppo narrativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni potrebbero notare echi dei primi due Ghostbusters nello sviluppo e nella conclusione della storia, ma forse si tratta solo di suggestioni. In ogni caso, il film funziona e fa il suo dovere, senza strafare ma anche senza deludere, mantenendo un equilibrio forse fin troppo perfetto. Se vogliamo trovare una nota di demerito, va individuata nel ritmo del montaggio, che raramente riesce a coinvolgere davvero lo spettatore.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, si ha la sensazione di aver assistito a un buon film (eccellente, se paragonato ai prodotti della fase cinque), che lascia ben sperare per il futuro del MCU.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>SUPERMAN &#8211; James Gunn</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 10:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Corridore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[SUPERMAN - James Gunn]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensate al Superman di James Gunn come a un Big Bang narrativo: un&#8217;esplosione iniziale da cui stanno prendendo vita pianeti, universi e galassie di un nuovo mondo cinematografico. È normale — anzi, vitale — che ci sia confusione, disordine, persino un senso di spaesamento. Ma tutto questo ha un significato, e nel finale il film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/superman-james-gunn/superman-2025/" rel="attachment wp-att-24028"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24028" title="superman-2025" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2025/07/superman-2025-168x250.jpg" alt="" width="168" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Pensate al Superman di James Gunn come a un Big Bang narrativo: un&#8217;esplosione iniziale da cui stanno prendendo vita pianeti, universi e galassie di un nuovo mondo cinematografico. È normale — anzi, vitale — che ci sia confusione, disordine, persino un senso di spaesamento. Ma tutto questo ha un significato, e nel finale il film riesce a raccogliere le fila di una storia che inizialmente sembra sconclusionata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-24027"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Chi entra in sala aspettandosi un ritorno nostalgico all’epoca di Richard Donner, magari perché il trailer ha fatto risuonare il tema di John Williams, rimarrà profondamente deluso. Gunn non guarda al passato: porta sul grande schermo il suo Superman, una visione personale, moderna e talvolta spiazzante. Si rivolge a tutti gli spettatori, ma in particolare ai più giovani, cercando di rendere accessibile un eroe che per troppo tempo è stato raffigurato più come una divinità distante che come un uomo reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Superman di Gunn è un semidio impacciato, con un&#8217;espressione goffa e uno spirito disadattato rispetto al mondo di oggi, dove se non sei uno squalo ipertecnologico rischi di restare indietro. Nella prima parte del film, lo incontriamo già immerso in un contesto geopolitico ben definito, ma non per questo immune da errori: riesce infatti a inanellare alcune delle peggiori gaffe diplomatiche che si possano immaginare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non viene raccontata la sua origine, ma ci troviamo in un universo già avviato, popolato da personaggi ben delineati. Spicca un Lex Luthor (interpretato da Nicholas Hoult) forse tra i più attuali e riusciti mai scritti: cinico, infame, ma incredibilmente intelligente, con un piano per eliminare Superman studiato da tempo. La sensazione è quella di essere catapultati nel mezzo di una partita già cominciata, con alcune pedine già fuori gioco, e con l’urgenza di capire regole e dinamiche di un gioco che non ci è stato ancora spiegato. Questo può risultare disorientante per lo spettatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche chi si aspettava un ritorno alla Silver Age, con colori brillanti e atmosfere cariche di ottimismo, resterà sorpreso. Quell’estetica c’è, ma viene usata in modo dissonante: i contenuti, i messaggi nascosti dietro certe scene, sono tutt’altro che positivi. Al contrario, colpiscono duramente e costringono lo spettatore a immedesimarsi in un Superman fragile, che affronta non solo nemici più forti di lui, ma anche complessità geopolitiche che — in teoria — non dovrebbero neppure riguardarlo, essendo un alieno capitato sulla Terra quasi per caso.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto questo non basta: viene anche travolto da una gogna mediatica che lo dipinge come il vero problema da eliminare. È qui che il film trova il suo fulcro, il messaggio che consente a Gunn di riordinare la narrazione dopo un primo atto volutamente caotico.</p>
<p style="text-align: justify;">Superman non si sente un alieno, e non lo è. Sebbene sia diverso dal popolo che lo ha accolto e cresciuto, egli ne fa parte: vive, spera, combatte e si sacrifica per esso. Per questo ha il diritto di restare sulla Terra — e soprattutto, ha il diritto di essere chiamato Uomo. Da questo punto in poi assistiamo all’ascesa del personaggio: da uomo comune a vero eroe. Se inizialmente suscitava pietà, alla fine si fa inevitabile parteggiare per lui. In fondo, non c’era altro modo per spazzare via il velo delle aspettative legate a Superman, se non distruggerlo completamente e costruire qualcosa di nuovo: un mito rinnovato, una mitologia inedita.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo Gunn è stato particolarmente abile nell’orchestrare i due atti che compongono il film. Tra i personaggi secondari funzionano molto bene la Lanterna Verde (nella versione di Guy Gardner), che meriterebbe uno spin-off, e Mr. Terrific, vera sorpresa dell’opera. Meno convincente, invece, il concetto di “Justice-Gang”, che appare ancora acerbo: un’idea embrionale che probabilmente evolverà nei prossimi capitoli.</p>
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