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	<title>Through the Black Hole &#187; Drammatico</title>
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	<description>Cinema, musica, letteratura,arte indipendente</description>
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		<title>L&#8217;INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO &#8211; Haruki Murakami</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 06:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio De Gaetano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo/Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Haruki Murakami]]></category>
		<category><![CDATA[L'INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO]]></category>
		<category><![CDATA[L'INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinque adolescenti, tre ragazzi e due ragazze, formano un cerchio magico, un gruppo inscindibile formatosi casualmente che raccoglie anime &#8220;colorate&#8221;, come gli ideogrammi che formano i cognomi di quattro di loro. Tutti tranne Tazaki, l&#8217;unico dal  cognome &#8220;incolore&#8221;. Improvvisamente e, apparentemente, senza alcuna spiegazione Tazaki viene estromesso dal gruppo, strappato dal cerchio e lasciato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.throughtheblackhole.com/lincolore-tazaki-tsukuru-e-i-suoi-anni-di-pellegrinaggio-haruki-murakami/lincolore-tazaki-tsukuru-e-i-suoi-anni-di-pellegrinaggio/" rel="attachment wp-att-20998"><img class="size-medium wp-image-20998 aligncenter" title="L'INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2016/02/LINCOLORE-TAZAKI-TSUKURU-E-I-SUOI-ANNI-DI-PELLEGRINAGGIO-158x250.jpg" alt="L'INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO" width="158" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cinque adolescenti, tre ragazzi e due ragazze, formano un cerchio magico, un gruppo inscindibile formatosi casualmente che raccoglie anime &#8220;colorate&#8221;, come gli ideogrammi che formano i cognomi di quattro di loro. Tutti tranne Tazaki, l&#8217;unico dal  cognome &#8220;incolore&#8221;. Improvvisamente e, apparentemente, senza alcuna spiegazione Tazaki viene estromesso dal gruppo, strappato dal cerchio e lasciato a lacerarsi dal dubbio fino a sfiorare la morte.</p>
<p><span id="more-20997"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sedici anni dopo, grazie allo sprone di una donna che inizia a frequentare (Sara), l&#8217;incolore decide di scoprire gli eventi che hanno portata così tanta desolazione nel suo cuore, andando a cercare i suoi ex compagni di avventura in un doloroso pellegrinaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Haruki Murakami</strong> rientra mezzo piede dal mondo fantasy di <em><strong>1Q84</strong></em> ed erige una storia più ancorata alla realtà, fatta di piccole ipocrisie, falsità e tanta tanta amarezza. Chi, leggendo la storia di Tazaki, non rievoca frammenti della propria adolescenza? Momenti che non devono necessariamente essere simili allo smacco subito dal protagonista, ma rammentare sensazioni di profonda solitudine che ci hanno tirato giù e che, anche col senno di poi, tornano a bussare nel silenzio della notte? Chi non ha anelato (e magari trovato) l&#8217;appiglio di una mano piccola e calda, ma comunque vigorosa, come quella di Sara? La forza di questo romanzo poggia proprio su semplici assiomi, così genuini da risiedere nel bagaglio della storia di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore gioca con i colori, li accosta per creare nuovi pantoni, li mescola per scoprire esperimenti visivi futuri e per leggere il passato. Sono colori che schizzano sulla tela, fluttuano nell&#8217;aria, sono sospinti da treni che sfrecciano ad alta velocità trasportandoli da una stazione all&#8217;altra, da un luogo all&#8217;altro, da un cunicolo dell&#8217;animo di Tazaki all&#8217;altro. Sara, personaggio che rappresenta il pennello che il protagonista non è in grado di utilizzare, colei che ne muove il corpo (e la mano) per ri-disegnare il passato affinché sia possibile colorare il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L&#8217;incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio</strong></em> lascia spiragli aperti, non chiude i misteri della trama ma sigilla il cerchio del viaggio nel passato, lasciando nel cuore di Tzukuru quella sensazione di compiutezza che trova spazio e connotazione all&#8217;interno dei confini (espansi) di una stazione ferroviaria, perché la vita è un lungo viaggio ma non è mai facile scegliere la stazione di partenza e quella di arrivo.</p>
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		<title>FIABA D&#8217;AMORE &#8211; Antonio Moresco</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2014 06:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Scardone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Top book]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vecchio barbone che si è ritirato dalla vita vive completamente solo, trascinandosi da un marciapiede all&#8217;altro. Un giorno, però, così, all&#8217;improvviso, una bellissima ragazza coglie il suo sguardo e lo porta con sé a casa. I due attraverseranno tutta la vita e tutta la morte prima di rincontrarsi lì, in un letto caldo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.throughtheblackhole.com/fiaba-damore-antonio-moresco/fiaba-damore/" rel="attachment wp-att-14712"><img class="size-full wp-image-14712 aligncenter" title="fiaba d'amore" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2014/02/fiaba-damore.jpg" alt="" width="144" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un vecchio barbone che si è ritirato dalla vita vive completamente solo, trascinandosi da un marciapiede all&#8217;altro. Un giorno, però, così, all&#8217;improvviso, una bellissima ragazza coglie il suo sguardo e lo porta con sé a casa. I due attraverseranno tutta la vita e tutta la morte prima di rincontrarsi lì, in un letto caldo del calore dei loro corpi, abbracciati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-14710"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Fiaba d&#8217;amore</strong></em> parla di quello spiraglio che non va lasciato chiudere, di quel buchetto attraverso il quale si deve &#8211; dobbiamo assolutamente &#8211; lasciare che passi quella verità che non va taciuta per nulla al mondo. Tappare quella verità significa lasciarsi andare, significa piegarsi mollemente alle leggi vili e terribili della natura, significa smettere di lottare per qualcosa di più grande. Significa rintanarsi in quel piccolo posticino che la vita e la morte ci hanno riservato, e lì nascere e lì crescere e lì riprodurci e lì morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Smettere di lottare significa dire sì alla vita (e alla morte, che sono, in fondo, la stessa cosa) ed entrare a far parte di quel meccanismo così ben codificato che non fa altro che ricordarci quanto siamo piccoli e insignificanti e, più di tutto, quanto pronti siamo a piegarci alla nostra piccolezza e alla nostra insignificanza pur di scavarci, anche noi, la nostra piccola buca, nella quale passare esistenze del tutto asservite e del tutto complici di quel gioco al massacro che è la vita. E <strong>Antonio Moresco</strong> (come diceva di sé anche il grande Melville) è l&#8217;uomo del no, è lo scrittore che oppone tutto se stesso all&#8217;umana piccolezza, all&#8217;umana insignificanza, nel tentativo (in questo <em><strong>Fiaba d&#8217;amore</strong></em>, premiato) di sfondare la vita e la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">E, in questo suo ultimo breve romanzo, la cruna attraverso la quale far passare questa verità grondante sangue è l&#8217;amore, l&#8217;illusione che due corpi che si amano e che sono tutto l&#8217;uno per l&#8217;altro possano sovvertire ogni legge preesistente, oltrepassare la vita e la morte; immolare ogni più infinitesimale pezzettino di sé affinché quella cosa che chiamiamo illusione, rischiarata dalla luce del nostro sacrificio, possa sostituire ogni altra antica verità e, anzi, essere la sola unica verità possibile. Quella cruna è l&#8217;amore e quella cruna, come ama ricordarci lo stesso Moresco, è la letteratura. Il vecchio e la ragazza dovranno affrontare tutta la vita e tutta la morte prima di capirlo, sporcare se stessi con lo stesso lordume davanti al quale nessuno può dirsi veramente estraneo, ma, nella loro predeterminazione e, più di tutto, nel loro coraggioso sacrificio, renderanno possibile l&#8217;impossibile, vero l&#8217;inimmaginabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Fiaba d&#8217;amore</strong></em> è un romanzo che, sicuramente, non è costato al suo autore il lavoro e l&#8217;applicazione dei suoi più grandi capolavori ma che, come d&#8217;altronde ogni singola riga scritta da Moresco, porta impresso in sé il sigillo di quel modo unico(innocente e crudele insieme) di rivelare il mondo e la verità. Moresco, scrittore grandissimo che, nel sottobosco editoriale italiano viene costantemente frainteso e svilito per ottusità o per invidia, ci regala un altro piccolo capolavoro. Un capolavoro che resterà, oltre la vita e oltre la morte.</p>
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		<title>UNA PICCOLA STELLA &#8211; John Ajvide Lindqvist</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 07:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Colagiorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo/Thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto che Una Piccola Stella racconta la storia di una bambina dal passato misterioso. Ho letto di questo come libro sui rapporti difficili. Ho letto che è la storia di due adolescenti, che affronta una sorta di denuncia sociale, che indaga sulla vacuità del mondo dei reality. Ho letto &#8230; ma è difficile credere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.throughtheblackhole.com/una-piccola-stella-john-ajvide-lindqvist/una-piccola-stella/" rel="attachment wp-att-13623"><img class="size-full wp-image-13623 aligncenter" title="una piccola stella" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2013/09/una-piccola-stella.jpg" alt="" width="145" height="220" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto che <em><strong>Una Piccola Stella</strong></em> racconta la storia di una bambina dal passato misterioso. Ho letto di questo come libro sui rapporti difficili. Ho letto che è la storia di due adolescenti, che affronta una sorta di denuncia sociale, che indaga sulla vacuità del mondo dei reality. Ho letto &#8230; ma è difficile credere che chi abbia scritto questo, abbia veramente letto il libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-12832"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Una Piccola Stella </strong></em>è intenso, denso di significato, splendido nel suo spirito evocatore. Un respiro nel bosco, qualcosa che pulsa tra le foglie, una scoperta per Lennard che, incuriosito dal lieve movimento, trova una neonata. La bimba ha una dote speciale: riesce a far uscire dalla sua gola note perfette, pulite, alte. Il suo primo respiro è un <em>mi</em> perfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le complicazioni burocratiche che, inevitabilmente, si verrebbero a creare denunciando il ritrovamento della piccola, spingono Lennard e la moglie Laila a tenerla in segreto. In lei vedono la speranza, la gioia, la possibilità di uscire dal tenebroso grigiore della loro vita. La bambina finisce chiusa in uno scantinato, nascosta agli occhi di eventuali intrusi, nessuno deve vederla e, soprattutto, sentirla. Lennard grazie alla capacità della piccola ritrova l&#8217;entusiasmo e ritorna a comporre. Ma la bimba è strana, anafettiva, insensibile al tatto, alle emozioni &#8230; al dolore. Cresce rapidamente e gli strani insegnamenti dei genitori, le bugie narratele, l&#8217;isolamento, non fanno che acuire la sua condizione di alienata, intaccandone mente e spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">Lennard ha un figlio, Jerry, l&#8217;unico che riesce a scoprire il segreto dei genitori, l&#8217;unico che riesce a capire la piccola, l&#8217;unico che le sceglierà un nome: Therès. Insieme al fratellastro passa molte ore a suonare e, via via, cerca insistentemente l&#8217;amore, come una cosa tangibile, concreta. Non sa cosa sia ma sa di averne bisogno. Finché non si fa spazio l&#8217;assurda convinzione che l&#8217;amore sia una &#8220;cosa&#8221; presente nella testa delle persone, e così trapana la testa dei genitori, aspirandone il sapore, l&#8217;odore, il <em>fumo rosso. </em>Dopo averne trovato i corpi straziati, Jerry decide di proteggere Therès, capisce che lei è l&#8217;unica per la quale prova affetto, tenta di creare una nuova famiglia. Therès ha 14 anni, mangia solo omogeneizzati, non ha amici, non parla molto, ma ha una voce meravigliosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Jerry riesce a farla partecipare ad un reality sui talenti ma la bambina, fredda, incolore, non piace, se non per una voce incantatrice. Questa colpisce soprattutto Teresa, un&#8217;adolescente chiusa, bruttina e goffa. Teresa fa il tifo per Therès, la segue, la vota. Therès è magnetica, ipnotica nel modo di parlare, ma ancora incapace di distinguere il bene dal male, Teresa, invece, è insicura e incapace di interagire con i suoi coetanei. Le due ragazzine si ritrovano on-line, tramite uno scambio di e-mail che convince Teresa a raggiungere Therès. Due adolescenti fuori dal comune che si ritrovano a scrivere poesie. Ma un altro personaggio entra nella vita di Therès, un discografico, un maiale, un impresario che adesca ragazze da portare a letto più che in vetta alle classifiche. Teresa e Therès combinano un appuntamento con l&#8217;uomo, ma gli impulsi sessuali dell&#8217;impresario, saranno la sua rovina.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ragazze insieme si sentono forti, riescono a creare un equilibrio, fondano un club di ragazze problematiche e, soprattutto, sole. Sono pronte ad affrontare il mondo, prendersi le loro rivincite: Therès, divenuta famosa per la sua voce e le sue poesie, riesce a radunare un gruppo di adolescenti, che fanno proprie le follie della (ex) piccola, formando una setta, “I lupi di Skansen”, con cui dar sfogo alla sete di vendetta e agli impulsi di distruzione. Un rito di iniziazione macabro, un omicidio collettivo, rappresentano il rodaggio per quello che sarà l&#8217;atto di vendetta finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Precisi gli intenti di<strong> John Ajvide Lindqvist</strong>. Realismo e irrealtà, razionalità e fantasia, sono miscelate a creare un libro forte, nero e impietoso, denso di eventi. Tutti i personaggi sono fortemente caratterizzati e convincenti, a partire dalla protagonista, inafferrabile, fredda, incapace di entusiasmi e circondata di personaggi insicuri, deboli e aggressivi. <em><strong>Una Piccola Stella </strong></em>è un racconto idealmente diviso in due parti, dove nella prima viviamo la vita di Therès, nella solitudine di uno scantinato, fino alla metamorfosi, alla sua liberazione ideale &#8230; l&#8217;omicidio dei suoi genitori. Nella seconda la follia di Therès trova condivisione, esce allo scoperto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Una Piccola Stell </strong></em>si basa sulla mancanza d&#8217;amore. Le ragazze si sentono amate tra loro, sono parte costituente di un gruppo invincibile, lo stesso Jerry, quando finalmente capisce di essere amato rinasce a vita nuova. Ed è questo il nucleo centrale del libro: la follia. Fino all&#8217; ultima pagina cerchiamo di dare un senso a quanto letto, di trovare una motivazione che giustifichi le gesta e i pensieri della piccola. Ed ecco che si perdono sullo sfondo la storia sui rapporti difficili, sulla denuncia sociale. Un linguaggio semplice e lineare, privo di orpelli, rivolto ad ogni categoria di lettore, definisce un quadro generale cupo, che alimenta il gene malato della protagonista, senza offrire una sorta di giustificazione per le seguaci. La idolatrano, la seguono perché capace di ascoltare i loro problemi, capace di consolarle, ma anche di accrescere e coltivare la loro rabbia verso il mondo, verso i grandi, che non le capiscono o che hanno paura di farlo.</p>
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		<title>LA STRADA &#8211; Cormac McCarthy</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Sep 2013 07:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivano Triggiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Top book]]></category>

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		<description><![CDATA[Un padre e un figlio camminano per le strade deserte, tra la fame e il freddo, alla ricerca costante di rifugio. Ogni cosa intorno, animale o vegetale, è morta. Sembra rimasto solo qualche sparuto guizzo di umanità, che rappresenta più un pericolo che altro … Romanzo dall’intelaiatura semplice ed essenziale, punta tutto sulla sensazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.throughtheblackhole.com/la-strada-cormac-mccarthy/the-road-cormac/" rel="attachment wp-att-12697"><img class="size-full wp-image-12697 aligncenter" title="the road cormac" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2013/09/the-road-cormac.jpg" alt="" width="175" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un padre e un figlio camminano per le strade deserte, tra la fame e il freddo, alla ricerca costante di rifugio. Ogni cosa intorno, animale o vegetale, è morta. Sembra rimasto solo qualche sparuto guizzo di umanità, che rappresenta più un pericolo che altro …</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-12668"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Romanzo dall’intelaiatura semplice ed essenziale, punta tutto sulla sensazione di vuoto e morte capace di trasmettere nel lettore. Narrando i postumi di una specie di apocalisse, mai spiegata, come se non avesse importanza, <strong>Cormac McCarthy</strong> si limita a narrare la fine dell’umanità, come un lento e progressivo spegnimento, come una candela che sussulta (tra paura e angoscia), un attimo prima di fondersi con il buio. E quel bruciare mette a nudo la verità del mondo: brutale malvagità, paura e orrore sono gli unici elementi che sopravvivono.</p>
<p style="text-align: justify;">Simile per alcuni aspetti al mondo non-morto di <strong>George Romero</strong> e di <strong>Richard Matheson</strong>, l’ambientazione che si presenta in <em><strong>La Strada</strong></em> è molto più essenziale e devastata, eliminando anche molte possibilità di dipanare la trama in modo particolarmente elaborato. Ci sono pochi colpi di scena, infatti, nel racconto di McCarthy, ma nella loro atroce semplicità, riportano l’essenza brutale che aveva espresso <strong>William Goldwin</strong> ne <em><strong>Il Signore delle Mosche</strong></em>: l’uomo è lupo per l’uomo, ed è tutto qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, però, letterature di genere post-apocalittico riuscivano ad offrire almeno sparuti spiragli di speranza, <em><strong>La Strada</strong></em> li chiude quasi tutti, con violenza, in faccia al lettore; l’unico aspetto davvero umano è il legame padre-figlio che permette ai due anonimi protagonisti di spingersi ogni giorno un po’ più a sud, di evitare gli altri gruppi, di cercare quel poco cibo rimasto e di sopravvivere quanto basta per vedere l’alba successiva. L’amore paterno è l’unica linfa di questo mondo che non morirà mai &#8230; fino all’ultimo.</p>
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		<title>LO SPACCIATORE DI CARNE &#8211; Giuliano Sangiorgi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 07:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melania Colagiorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Una storia semplice, un ragazzo come tanti, uno studente pugliese che ha scelto l&#8217;Università di Bologna come finestra sul mondo. Uno studente che sogna di scappare dal suo paesino, dalla sua famiglia, da suo padre e dal suo truculento lavoro. Edoardo racconta la sua storia: figlio di macellaio, incapace di superare il trauma di aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/lo-spacciatore-di-carne-giuliano-sangiorgi/lo-spacciatore-di-carne/" rel="attachment wp-att-8856"><img class=" wp-image-8856 aligncenter" title="lo spacciatore di carne" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/12/lo-spacciatore-di-carne.jpg" alt="" width="187" height="295" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una storia semplice, un ragazzo come tanti, uno studente pugliese che ha scelto l&#8217;Università di Bologna come finestra sul mondo. Uno studente che sogna di scappare dal suo paesino, dalla sua famiglia, da suo padre e dal suo truculento lavoro. <span id="more-8794"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Edoardo racconta la sua storia: figlio di macellaio, incapace di superare il trauma di aver visto suo padre uccidere un animale. Quando però da studente fuoricorso, incontra su un treno una ragazza, Stella, l<em>a sua </em>Stella, Edoardo dimentica tutto, si innamora e, aiutato dal fato, decide di vivere la sua storia d&#8217;amore. Niente studio, tanto sesso, un po&#8217; di roba che gira &#8230; nessuna novità. Quando resta senza soldi decide di ricorrere alla tanto disprezzata carne del padre, vendendola così come altri studenti vendono i prodotti della terra d&#8217;origine per denaro; prodotti orgogliosamente dati dai genitori perché al figlio futuro avvocato non deve mancare nulla. Neanche questa è una novità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Stella tradisce Edoardo, tuttavia, questo impazzisce e non sa più che farsene della carne in frigo e decide di &#8220;tramutarla&#8221; in banconote. Il prezzo determinato dal peso. Se questo metodo funziona tra i tossici, le prostitute e gli spacciatori affamati, non funziona nei lussuosi negozi del centro. Invisibile mentre i limoni gli passano accanto. Limoni, è così che Edo identifica gli uomini che attraversano la città, tutti uguali, come i limoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giuliano Sangiorgi</strong>, lo sappiamo, è il leader dei <strong>Negramaro</strong>. Posso averne apprezzato canzoni e voce ma non riesco a dare un senso alla scelta di scrivere questo libro. Non  riesco a capirne gli sbalzi di stile, di linguaggio o di sentimenti. Giustifica sino ad un certo punto lo stato allucinato del protagonista che ama e odia la sua ragazza, di sicuro non ammira il padre e, nauseato dal sangue che qui sgorga a fiotti, avrebbe fatto meglio a divenire vegetariano piuttosto che portarsi quella dannata carne in giro per la città.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un certo periodo frotte di neodiplomati sono partiti dal salento verso Bologna. Forse era trendy, in famiglia il primo che partiva si portava dietro tutta la stirpe assetata di avventure e di conoscenza verso la città Universitaria per eccellenza. I genitori premurosi, orgogliosi, se vogliamo servili nei confronti di un figlio che porterà lustro alla famiglia, pronti a bersi qualsiasi balla, li riempiono di cibarie, raccomandazioni e lacrime. Sangiorgi conosce bene l&#8217;argomento e ne descrive per filo e per segno tutte le consuetudini che tradizionalmente si ripetono ogni anno, descrivendole con tono disincantato, leggermente sprezzante.  La prima de <em><strong>Lo spacciatore di carne </strong></em> possiede i medesimi riverberi di una fotografia ingiallita e, sebbene sia Edo a raccontarci i suoi ricordi, non sono sicura che Sangiorgi avesse voluto dargli proprio questa sfumatura. La seconda parte descrive la classica vita da studente nullafacente e, vedendo le pagine scorrere, rimane il dubbio sul messaggio finale. Quando, finalmente, riesco a dare un senso al titolo del libro, il protagonista è ormai diventato odioso, inetto, debole.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Volevo scrivere una storia e l&#8217;ho fatto</em>&#8221; dice. Una storia risicata, un protagonista antipatico e un finale alquanto discutibile così come lo stile di scrittura. Si percepisce come Sangiorgi abbia sfogliato le pagine dei maggiori scrittori italiani del momento, infatti, echi di tali letture rimbalzano di pagina a pagina. Sono presenti frasi che più che volutamente ricercate direi forzate, alternate a periodi scontati di una pochezza stucchevole, in altri passaggi leggiamo righe che vogliono essere d&#8217;effetto ma suonano come artificiose. Il  libro è breve e si legge in un soffio, il ritmo non languisce mai ma il Sangiorgi cantante differisce dallo scrittore e non riesco a togliermi dalla mente l&#8217;idea che uno dei due Sangiorgi abbia deciso di prendere in giro i suoi fan. Fortunatamente per loro (e anche per lui) è lo scrittore a perdere.</p>
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		<title>GLI INCENDIATI &#8211; Antonio Moresco</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 07:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Scardone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Erotico]]></category>
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		<description><![CDATA[È emblematico come uno dei libri più imperfetti di Moresco, almeno tra quelli che letti, sia, allo stesso tempo, uno dei manifesti (anche se &#8220;manifesto&#8221; è tra le parole più sbagliate, per la sua connotazione ideologica, da avvicinare ai libri di Moresco) più chiari di cosa significhi avere a che fare con la sua scrittura. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/gli-incendiati-antonio-moresco/gli-incendiati/" rel="attachment wp-att-9546"><img class=" wp-image-9546 aligncenter" title="gli incendiati" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2013/01/gli-incendiati-666x1024.jpg" alt="" width="216" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È emblematico come uno dei libri più imperfetti di Moresco, almeno tra quelli che letti, sia, allo stesso tempo, uno dei manifesti (anche se &#8220;manifesto&#8221; è tra le parole più sbagliate, per la sua connotazione ideologica, da avvicinare ai libri di Moresco) più chiari di cosa significhi avere a che fare con la sua scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-9545"></span>Tutta la verità che Moresco ti butta in faccia, in un modo tremendamente dolce e tremendamente crudele insieme, non ha compromessi. Va presa per quello che è, anche quando può sembrare che quello che dice passa per, o meglio altro non è se non, una sua personale illusione, dove la parola &#8220;illusione&#8221; è riduttiva. È così evidente come l’uomo e lo scrittore vi si sia buttato talmente tanto dentro che quella che, a uno sguardo superficiale, sembrava una illusoria, seppur benevola, speranza, promessa a se stessi, ci venga consegnata poi come una verità assoluta. Tale non certo perché si fa scudo di dati empirico-oggettivi impossibili da smantellare (è doveroso ricordare che la verità che il libro ci mostra rimane comunque oggettivamente tale), ma perché l’autore ha rinunciato a parti fondamentali di se stesso per poterla partorire e farcela leggere, mettendo in essa quasi tutto il suo essere. Insomma, Moresco ci riconsegna la sua verità, che non va considerata come elemento estraneo o differente dalla Verità, ma che è essa stessa Verità, e (forse) dell’unico tipo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, quando Moresco lascia alle sue pagine la sua speranza, la sua illusione che l’amore superi la morte (e la vita, soprattutto), che due corpi che si amano valgano più di ogni cosa esistente e che siano l’unico motivo per restare in questo mondo (o anche in un altro), non è più di un tipo di verità che stiamo parlando o di un modo per raccontarla, ma solo ed esclusivamente di Verità pura e assoluta, alla quale nulla è possibile aggiungere, né togliere, anche se il suo stesso autore dovesse “cambiare idea” a riguardo nel momento subitaneamente successivo a quello in cui l’ha consegnata alla sua scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio per questo che un libro vale più di un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo accenno di trama: un uomo solo, disilluso da tutto e da tutti, si rintana in un grande albergo in una città balneare. Per scappare a un incendio, il nostro protagonista si ritrova su uno strapiombo di roccia dove, alle sue spalle, una voce femminile dall’accento straniero, gli sussurra “<em>Vuoi bruciare con me?</em>”. Da quel momento in avanti, tutta la sua vita si dipana nell’unico obiettivo di ritrovare quella donna e restare con lei.</p>
<p style="text-align: justify;">La scrittura di Moresco rievoca ricordi di due bambini di sesso diverso, sei anni al massimo, che si mostrano i genitali, in un parco, all’aperto, mentre i genitori sono distratti dal picnic, lontani da loro &#8230;  e non è una caso che elementi del genere siano presenti in diverse sue opere. È, infatti, quella dolcezza insieme maliziosa e curiosa, come di bambini che scoprono i rispettivi sessi, che traspare nelle pagine dello scrittore. Un senso della vita in continuo rivelarsi. Lo sguardo curioso, e maliziosamente auto-cosciente di tale curiosità, della bambina che esamina il sacchetto dei testicoli dell’amichetto e si accorge di non possederne uno uguale.</p>
<p style="text-align: justify;">E anche ne <em><strong>Gli incendiati</strong></em> questo senso magico di rivelazione non viene disatteso. È lì, ci chiama, ci mostra fessure del nostro corpo che non conoscevamo ancora, tagli nuovi pieni di sangue vivo e pulsante. E i due corpi dei due protagonisti sono costantemente lì, costantemente caldi, vivi, pulsanti, brucianti. Il loro bisogno reciproco, così ossessivo, così totalizzante, è l’unica cosa per la quale valga la pena combattere, sia in morte che in vita. Perché combattere ha senso, come ci dice lo stesso Moresco, solo quando lo si faccia, spalla contro spalla, con un corpo che amiamo, un corpo che è tutto per noi. Il gioco della vita-morte, della morte viva, della vita morta, è solo un espediente, il teatro nel quale i corpi, i due corpi, possano stare insieme e, continuamente, compenetrarsi in tutti i modi possibili e immaginabili nei quali sia pensabile entrare in quello che è Altro da sé, regalandosi e avendo in regalo allo stesso tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se all’inizio scrivevo che questo mi è sembrato tra i libri più imperfetti di Moresco è perché si sente come, a differenza dei suoi più grandi capolavori, non ci sia dietro un lavoro ossessivo e lungo, estenuante (almeno non estenuante “nel tempo, in tanto tempo”). Ma proprio nella “frettolosità” si ritrova esplicitamente l&#8217;urgenza di verità celata in ogni singola frase scritta dell’autore mantovano.</p>
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		<title>LA SCOPA DEL SISTEMA &#8211; David Foster Wallace</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2012 07:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Scardone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Top book]]></category>

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		<description><![CDATA[24 anni o giù di lì. 24 anni e già aver scritto un capolavoro immenso. Come in tutti i suoi (pochi, sfortunatamente) romanzi, occuparsi della trama è veramente complicato. Ne La scopa del sistema incontriamo una ragazza, Lenore, alla ricerca della bisnonna, sua omonima, misteriosamente scomparsa dalla casa di riposo insieme ad altri venticinque vecchietti. Nella sua strana ricerca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/la-scopa-del-sistema-david-foster-wallace/david-foster-wallace-la-scopa-del-sistema/" rel="attachment wp-att-8110"><img class=" wp-image-8110 aligncenter" title="la-scopa-del-sistema" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/10/david-foster-wallace-la-scopa-del-sistema.jpg" alt="" width="225" height="348" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">24 anni o giù di lì. 24 anni e già aver scritto un capolavoro immenso. Come in tutti i suoi (pochi, sfortunatamente) romanzi, occuparsi della trama è veramente complicato. Ne <em><strong>La scopa del sistema</strong></em> incontriamo una ragazza, Lenore, alla ricerca della bisnonna, sua omonima, misteriosamente scomparsa dalla casa di riposo insieme ad altri venticinque vecchietti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8109"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua strana ricerca, Lenore ci fa incontrare tutti gli improbabili personaggi che fanno parte, in un modo o nell’altro, della sua vita, una divertentissima sfilata di varia umanità che, per quanto grottesca, è sicuramente più reale di qualunque persona vi sia mai capitato di incontrare nel quotidiano. Con <strong>David Foster Wallace</strong> sorge subito un enorme problema, quello che riduttivamente è definibile come &#8220;ricerca etica&#8221;, di cui è pieno ogni suo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Se frequentate anche solo minimamente il mondo letterario italiano vi sarete imbattuti nella frase &#8220;<em>meno etica, più estetica</em>&#8221; (&#8220;<em>less ethic more aesthetic&#8221;</em>), frase che usano gli scrittori (o presunti tali) per mostrare ai propri lettori quanto sono fighi e superiori agli altri. Il problema sembrerebbe insolvibile, se spiegato in questi termini:<br />
a) Wallace cerca di dare alla letteratura una dimensione etica (lo esplicita anche in qualche intervista);<br />
b) L’etica è sbagliata e non ha niente a che vedere con la letteratura, parola di scrittore fico;<br />
c) Wallace è universalmente riconosciuto come un grandissimo scrittore e anche i suddetti &#8220;tifosi dell’estetica&#8221; lo riconoscono (o meglio, il loro ego li costringe a riconoscerlo) come tale;<br />
d) Lo scrittore figo a cui si farebbe notare una tale discrepanza andrebbe sicuramente in panico, che dissimulerebbe con la sua solita area saccente, con la quale suggerirebbe velatamente (non te lo dice mica, a te, essere inferiore), che di letteratura e arte non capisci un emerito cazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, in verità, è di facile risoluzione: le parole etica ed estetica, che le varie squadre di scrittorucoli usano, in vari slogan, per rinfacciarsi la rispettiva idiozia e incompetenza, sono parole che contano veramente poco. Entrambe finiscono per fare la stessa fine nelle mani sbagliate. L’unica cosa che conta è quanto l’opera sia vera, quanto di sé, in essa, abbia messo lo scrittore &#8230; e Wallace è proprio quello che tutti possiamo leggere ne <em><strong>L</strong><strong>a scopa del sistema</strong></em>. Un libro contorto, cervellotico, difficile ma tremendamente, estremamente dolce e malinconico. Un capolavoro che scandaglia, continuamente, quella che in tutta l’opera di Wallace è una questione, irrisolta, che torna sempre: il rapporto tra il Sé e l’Altro. Su come sia difficile e su quanto sforza richieda, vedere gli altri riuscendo a fare a meno di filtrare la loro immagine attraverso lo specchio dell’ego. Su come l’amore, di qualunque tipo esso sia, presupponga una, sicuramente difficile ma altresì necessaria, rinuncia a se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ossessione per Wallace, il quale non poteva, da genio quale era, non rendersi conto di quanto angosciosa e terribile fosse la condizione di ogni essere umano che, per quanto si sforzi, non può prescindere dal fatto che ogni elemento della cosiddetta realtà non possa fare a meno di passare attraverso la percezione dell’Io e di che valore (vero) possano assumere quelle parole apparentemente così banali e che così spesso usiamo (a sproposito) nelle situazioni meno adatte. E lo sforzo estremo di <strong>David Foster Wallace</strong> è premiato: riesce a mettersi nei panni dell’altro. I suoi “personaggi letterari” ne sono la prova certa. <em><strong>La scopa del sistema</strong></em> parla di questo e di molto altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un capolavoro sulla forza delle parole e su come queste possano valere più della vita stessa e di come, in un certo qual senso, anche loro possano diventare un’insostenibile prigione. Una prigione dalla quale solo la negazione di Tutto, anche della storia stessa, può liberarci. Insomma, un continuo sforzo per l’Altro, l’Altro da sé. Uno sforzo che non può non concludersi se non con la ricerca del nulla, della negazione di ogni cosa. Sicuramente l’opera di Wallace che più amo, <em><strong>La scopa del sistema</strong></em> è anche il suo romanzo meno complesso, sia dal punto di vista stilistico che da quello letterario. Durante la lettura di <em><strong>Infinte Jest</strong></em>, ad esempio, romanzo sicuramente superiore, non ho potuto fare a meno di perdermi in più di un’occasione e, a scanso di equivoci, la “colpa” è di chi legge, non certo di chi scrive. Stilisticamente, inoltre, Wallace ancora non adotta le caratteristiche note a piè di pagina che saranno il marchio di fabbrica del capolavoro <em><strong>Infinite jest</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ogni volta che si finisce di leggere qualcosa di Wallace, non si può non desiderare di non averlo conosciuto. È riduttivo, chiaramente, rispetto al valore imprescindibile e sicuramente “oltre-umano” di tutto quello che scrive, ma è così. Insomma, un capolavoro sotto ogni aspetto. Un libro perfetto per cominciare ad entrare nell’intricatissimo mondo di quel genio che ci ha lasciati qualche anno fa. Uno sforzo, quello di entrare nella sua scrittura rinunciando a noi stessi, che sarà ripagato in maniera esponenziale.</p>
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		<title>FRINGE &#8211; Season 4</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2012 07:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio De Gaetano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Telefilm]]></category>

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		<description><![CDATA[Stagione molto tribolata questa quarta di Fringe, il serial prodotto da J. J. Abrams, sospinta tra molti affaticamenti produttivi che l&#8217;hanno traghettato sino ad un season-finale che ha rischiato di chiudere la serie. Inutile girarci intorno, l&#8217;indice di ascolti non ha mai decollato o meglio, non è mai stato in grado di mantenere i livelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/fringe-season-4/fringe-season-4_3/" rel="attachment wp-att-7039"><img class=" wp-image-7039 aligncenter" title="fringe season 4" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/05/fringe-season-4_3.jpeg" alt="" width="259" height="341" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Stagione molto tribolata questa quarta di <em><strong>Fringe</strong></em>, il serial prodotto da <strong>J. J. Abrams</strong>, sospinta tra molti affaticamenti produttivi che l&#8217;hanno traghettato sino ad un season-finale che ha rischiato di chiudere la serie. Inutile girarci intorno, l&#8217;indice di ascolti non ha mai decollato o meglio, non è mai stato in grado di mantenere i livelli elevati richiesti nelle fasce di trasmissione in cui è contenuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6347"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/fringe-season-4/fringe-season-4_2/" rel="attachment wp-att-7040"><img class=" wp-image-7040 aligncenter" title="fringe season 4" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/05/fringe-season-4_2.jpg" alt="" width="513" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da qui il tira e molla che ha (sicuramente) permesso la chiusura della stagione senza interruzioni poco gradite e (probabilmente) siglato la parola fine per la prossima, quinta, stagione. Per chi ha seguito la stagione, è ben noto come gli sceneggiatori siano riusciti ad ingarbugliare la matassa, con una sorta di piano temporale &#8220;diverso&#8221; che vede Peter, Olivia e Walter veleggiare lungo una strana deviazione che sembra poco aver a che fare con quella delle precedenti tre stagioni. Naturalmente si tratta di un riassunto semplicistico per evitare antipatici spoiler.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/fringe-season-4/fringe-season-4-2/" rel="attachment wp-att-7041"><img class=" wp-image-7041 aligncenter" title="fringe-season-4" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/05/fringe-season-4.jpg" alt="" width="558" height="377" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È stato chiesto uno sforzo interpretativo notevole sia ad <strong>Anna Torv</strong> (Olivia) che a <strong>John Noble</strong> (Walter) in quanto, oltre a rappresentare già un&#8217;altra variante di loro stessi legata all&#8217;universo alternativo, devono qui presentarsi come riconoscibili ma, al contempo, diversi. All&#8217;inizio la stagione viaggia lungo binari bizzarri, lasciando porre molti interrogativi allo spettatore (ma veramente risposti alla fine?) e strisciando per episodi non proprio accattivanti ma direi quasi di assestamento. Questo almeno sino alla fine del quarto episodio, quando Peter torna sul piano della realtà, anche se non riconosciuto da nessuno. Da questo momento in poi si genera un susseguirsi di avvicinamenti emotivi (tra Peter e Olivia, tra Lee e Olivia così come tra Walter e Peter) che riempiono episodi, dilazionano emozioni e mutano i personaggi verso l&#8217;inesorabile avvicinamento ai caratteri che abbiamo avuto modo di conoscere nelle precedenti stagioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/fringe-season-4/fringe-season-4_1/" rel="attachment wp-att-7042"><img class="size-full wp-image-7042 aligncenter" title="fringe season 4" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/05/fringe-season-4_1.jpg" alt="" width="550" height="467" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La stagione tende ad approfondire alcuni personaggi sinora rimasti più o meno in un limbo, come l&#8217;agente Lee e Astrid, scaglia al centro della partita come nemico principale (ma non deus ex machina) David Robert Jones, interpretato da <strong>Jared Harris</strong>, vecchio personaggio noto all&#8217;universo Fringe, e rimbalza su echi delle precedenti stagioni attraverso episodi particolarmente ben riusciti (<em><strong>Benvenuti a Westfield</strong></em>), altri significativi (<em><strong>Per diventare angeli</strong></em>) e altri importanti per il futuro della serie (<em><strong>Letters of Transit</strong></em>). Specialmente quest&#8217;ultima, la diciannovesima della stagione, pone le basi per la quinta serie anche se furbescamente avrebbe potuto significare molto in caso di chiusura serie con la quarta, con gli Osservatori finalmente identificati come vero pericolo, e un balzo nel futuro dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato per il season finale (<em><strong>Brave New World</strong></em>), approssimativo nelle scelte di regia e orchestrazione degli attori, senza un vero e proprio crescendo imponente come lo svolgersi degli eventi avrebbe richiesto. Una stagione con guizzi contenuti ma con nodi che finalmente giungono al pettine. Transitoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/fringe-season-4/fringe-season-4_4/" rel="attachment wp-att-7044"><img class=" wp-image-7044 aligncenter" title="fringe season 4" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/05/fringe-season-4_4.jpg" alt="" width="518" height="345" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Episodi Stagione 4</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1&#215;01 Né di qua né di là<br />
</strong>I due universi iniziano una timida collaborazione, con la comparsa nell&#8217;universo base dell&#8217;agente Lee, d&#8217;aspetto più timido ed impacciato rispetto al suo omologo alternativo. Nel mentre September è incaricato dagli osservatori di eliminare anche l&#8217;ultima traccia residua di Peter.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1&#215;02 Una sera di ottobre<br />
</strong>In uno degli universi John è un serial killer, per cui viene preso l&#8217;altro se stesso per capire le più intime connessioni del suo doppio con il mondo che lo circonda, studiando il perché di una tale differenza tra due uomini che dovrebbero essere apparentemente uguali. Walter continua a sentire delle voci che implorano di aiutarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1&#215;03 Solo al mondo<br />
</strong>Una strana presenza assalta dei ragazzi, sembra un fungo capace di infettare e divorare le proprie vittime ma &#8230; da chi è scatenato? Olivia e Walter si rendono conto di vedere entrambi lo stesso fantasma &#8230; Peter.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1&#215;04 Soggetto 9<br />
</strong>Olivia sembra mostrare una strana forma di energia interna capace di provocare grossi danni. Walter e Olivia tentano di trovare un altro ex bambino vittima degli esperimenti a cui è stata sottoposta anche Olivia: Cameron. In un connubio di energie Peter torna su questa linea temporale ma nessuno sembra conoscerlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1&#215;05 Sostituzione<br />
</strong>La Massive Dynamics sembra coinvolta con l&#8217;invasione dei mutaforma, e questa ipotesi serpeggia sempre più grazie ad un caso che coinvolge un ex dipendente dell&#8217;azienda. Walter decide di non aiutare Peter a tornare nella sua dimensione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;06 </strong>Chi non è più con noi<br />
</strong>Un palazzo sembra fare uno sbalzo temporale all&#8217;indietro e, finalmente, viene coinvolto Peter nelle indagini e così inizia a ricevere fiducia dal team, specialmente da Broyles.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;07 </strong>Camaleonte<br />
</strong>Un altro caso legato ad un bambino morto molti anni prima collega strani esperimenti alla Massive Dynamics. Olivia soffre sempre più di emicranie e, in uno strano finale, viene drogata e sottoposta ad iniezioni di cortexiphan &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;08 </strong>Missione per due<br />
</strong>Peter cerca aiuto da Walternative, vista la reticenza del Walter di questa linea temporale, ma una serie di eventi incombono e le prime spie iniziano a mostrarsi &#8230; mentre September torna sulla scena mostrando che in ogni versione del futuro analizzata, Olivia è destinata a morire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;09 </strong>Nemico del mio nemico<br />
</strong>Jones si reca in centrale e subisce un interrogatorio, tutto sembra seguire delle fila intessute dall&#8217;uomo, almeno fino alla comparsa di Peter, elemento di disturbo del suo piano. Capita l&#8217;entità della forza di Jones, i due universi uniscono le forze per la caccia all&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;10 </strong>Visioni forzate<br />
</strong>Emily Mallun disegna persone destinate a morire da lì a breve. Olivia incontra Nina, ma le due sono spiate da un Osservatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;11 </strong>Per diventare angeli<br />
</strong>Astrid incontra la sua controparte dell&#8217;altro universo per comprendere cosa abbia portato le due Astrid ad essere così diverse. Gli Osservatori, intanto, capiscono che September non ha ubbidito agli ordini e che Peter rappresenta una minaccia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;12 </strong>Benvenuti a Westfield<br />
</strong>Westfield è una sperduta cittadina dove sembra che una schizofrenia generalizzata sia destabilizzando gli animi degli abitanti. A fine puntata, dopo una serie di eventi, Olivia sembra aver inglobato memorie dell&#8217;altra Olivia, quella lasciata da Peter nel &#8220;vecchio&#8221; universo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;13 </strong>A Better Human Being<br />
</strong>Sean vive omicidi non compiuti direttamente da lui, sembra che una sorta di empatia lo leghi all&#8217;assassino. Olivia e Nina si ritrovano legate dentro una stanza nel finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;14 </strong>The End of All Things<br />
</strong>Jones tenta di risvegliare i poteri di Olivia, torturando Nina Sharp, ma la donna sembra non riuscire a risvegliare immediatamente i poteri risvegliati dal cortexiphan.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;15 </strong>A Short Story About Love<br />
</strong>Un assassino sembra capace di assorbire i feromoni di altri uomini, per ammaliarne e uccidere le mogli. Tocca alla Fringe Division indagare. Olivia sembra sempre più perdere la memoria per assorbire quella di un&#8217;altra Olivia, la stessa presente prima del gap temporale creato dal ritorno di Peter.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;16 </strong>Nothing As It Seems<br />
</strong>Considerati i problemi legati alla memoria di Olivia, Broyles la lascia a casa per un periodo di riposo. Nel mentre Peter e Lincoln affrontano il caso di un uomo trasformatosi in una sorta di mostro durante un volo aereo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;17 </strong>Everything In Its Right Place<br />
</strong>Lincoln si reca nell&#8217;altro universo per incontrare Olivia e cercare di trovare una traccia di David Jones. La ricerca porta all&#8217;inseguimento di Nina Sharp e &#8230; ad un tragico epilogo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;18 </strong>The Consultant<br />
</strong>Sembra che ci sia una talpa all&#8217;interno della divisione Fringe di uno e/o dell&#8217;altro universo. Dopo l&#8217;accaduto della puntata precedente la corsa si intensifica fino alla scoperta finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;19 </strong>Letters of Transit<br />
</strong>Episodio cardine della stagione, ambientato nel 2036, anno in cui il mondo è dominato dagli Osservatori. Nulla è come prima, ma il ripristino della normalità parte dalla liberazione dall&#8217;ambra di alcuni volti noti &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;20</strong>Worlds Apart<br />
</strong>Entrambi gli universi stanno subendo terremoti di incredibile potenza, mezzi tramite cui Jones vuole ricreare una sorta di Big Bang per far nascere dalle ceneri un nuovo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;21 </strong>Brave New World: Part I<br />
</strong>Una sorta di virus uccide tutte le persone in movimento presso una stazione. La Fringe Division riesce a salvare Jessica, una passante che si offre come cavia per comprendere la causa delle morti. A fine puntata si scopre il deus ex machina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>1&#215;22 </strong>Brave New World: Part II<br />
</strong>Chiusura di stagione con tutti i personaggi principali coinvolti, raccolti in scelte che comportano cambiamenti nelle proprie vite. September immobilizzato da Jessica, Astrid ricoverata, Walter, Peter e Olivia faccia a faccia con chi ha tirato le fila della macchinazione. Il tutto per affrontare un piano degno del più classico Mad Doctor, in una lunga e mortale lotta su di un cargo.</p>
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		<title>I MIEI PENSIERI PERDUTI &#8211; Dennis Cooper</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2012 07:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Scardone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Dennis Cooper fa ricorso a tutti i suoi temi più cari e noti (sesso, sadismo, incesto, pazzia, omicidi), per montare un libro completo e maturo, dalle tematiche scottanti che si riversano come lava bollente sul lettore. I miei pensieri perduti, una sorta di inno alla follia. La trama è confusa, frammentaria, allucinata: Larry ha una fidanzata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.throughtheblackhole.com/i-miei-pensieri-perduti-dennis-cooper/i-miei-pensieri-perduti/" rel="attachment wp-att-6230"><img class="size-full wp-image-6230 aligncenter" title="I MIEI PENSIERI PERDUTI" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/05/I-MIEI-PENSIERI-PERDUTI.jpg" alt="" width="199" height="311" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dennis Cooper</strong> fa ricorso a tutti i suoi temi più cari e noti (sesso, sadismo, incesto, pazzia, omicidi), per montare un libro completo e maturo, dalle tematiche scottanti che si riversano come lava bollente sul lettore. <em><strong>I miei pensieri perduti</strong></em>, una sorta di inno alla follia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5991"></span>La trama è confusa, frammentaria, allucinata: Larry ha una fidanzata, Jude, che pensa che lui sia gay. Larry non vuole esserlo. Rand, il suo migliore amico, gli mostra una foto del fratellino nudo e Larry, in uno scatto idrofobo e incontrollato di rabbia, lo picchia fino ad ucciderlo. Una catena di eventi si dipana, incrocia, corre parallela e si sgretola lungo le pagine del romanzo, ma raccontar tutto ha senso solo fino a un certo punto; quello che conta è l’angoscia che ne pervade tutte le righe, l’insopprimibile sensazione di essere chiusi in una scatola &#8230; una scatola piccolissima, dalla quale evadere è impossibile. Descritto più volte come il romanzo “<em>sulla generazione cresciuta all’ombra della strage di Columbine</em>”, <em><strong>I miei pensieri perduti</strong></em> è questo ma molto altro ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Cooper ci parla di un mondo che sembrerebbe lontano, lontanissimo, distante anni luce, immaginario se non ne sentissimo parlare alla tv o nei giornali di tanto in tanto, eppure non fa altro che parlare di ragazzi e delle loro paure, dei loro bisogni, delle loro angosce. Le scene che Cooper ci mette davanti sono raccapriccianti, non solo per quello che descrivono, per la crudezza esasperata, grondante sangue, a cui si deve sottostare ma, soprattutto, per i mondi interiori che queste scene si portano dietro, mondi di ragazzi dai tredici ai diciotto anni, adolescenti o poco più, e tutto quello che sono costretti a portare, nascosto dentro di sé. Gli adulti, in tutto questo, rimangono sempre sullo sfondo: figure incapaci di capire, incapaci di sentire, perse nell’alcol, nell’indifferenza reciproca.</p>
<p style="text-align: justify;">La violenza diventa l’unico modo attraverso il quale dare senso alla vita. Se non si può essere amati, se non si può trovare pace negli altri, tanto vale degradare se stessi alla stregua di oggetti. Non ci si prostituisce per soldi, nei libri di Cooper; i suoi adolescenti lo fanno perché sentirsi oggetti nelle mani altrui è l’unico modo che conoscono per essere, per provare ad esistere. Vite che non sanno in che direzione incanalarsi, una vacuità esasperante di senso in ogni dove. Labirinti senza vie d’uscita.</p>
<p style="text-align: justify;">Cooper ci parla di tutto questo e, sembra impossibile da credere, ma il suo tratto distintivo, quel quid ravvisabile in ogni sua opera (e più di tutte in questa), rimane sempre l’estrema dolcezza con la quale ci racconta le storie. Tra omicidi, inculate, rabbia, odio, la dolcezza con la quale Cooper guarda ai suoi personaggi emerge da ogni singola pagina. Certo, si potrebbe accusare l&#8217;autore di un’eccessiva ripetitività nel corpus delle sue opere e anche all’interno dello stesso libro, e la critica, per quanto veritiera, non minerebbe di un millesimo la bellezza di questo e di altri libri dell’americano. Perché il mood ossessivo e straniante, ripetitivo e martellante, rende questo autore, ogni suo libro, quello che è: un immenso agglomerato di malinconica tristezza, di morbosa dolcezza.</p>
<p style="text-align: justify;">E Cooper, non contento di averci regalato scorci così terribili e veri, scrive anche uno dei finali più belli e potenti di tutta la letteratura contemporanea, talmente triste da portare alle lacrime. Un libro bellissimo, terribilmente imperfetto, eppure devastante nella sua estrema sincerità.</p>
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		<title>COSMOPOLIS &#8211; Don De Lillo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Scardone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[Top book]]></category>

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		<description><![CDATA[Don De Lillo è uno scrittore che lentamente si è affermato come uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, e Cosmopolis ne risulta l&#8217;ennesima conferma. La storia verte su Eric Packer, un giovane miliardario che possiede tutto quello che desidera e che riesce ad immaginare, nelle cui mani si concentrano ricchezze e potere dalle quali dipendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.throughtheblackhole.com/cosmopolis-don-de-lillo/cosmopolis/" rel="attachment wp-att-5785"><img class=" wp-image-5785 aligncenter" title="cosmopolis" src="http://www.throughtheblackhole.com/wp-content/uploads/2012/04/cosmopolis.jpg" alt="" width="204" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Don De Lillo</strong> è uno scrittore che lentamente si è affermato come uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, e <em><strong>Cosmopolis</strong></em> ne risulta l&#8217;ennesima conferma. La storia verte su Eric Packer, un giovane miliardario che possiede tutto quello che desidera e che riesce ad immaginare, nelle cui mani si concentrano ricchezze e potere dalle quali dipendono le vite di migliaia di persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5784"></span>Eric Packer è sposato con una giovane ereditiera, una donna che fatica sempre a riconoscere, è attorniato da un cumulo di figure (body guard, esperti di marketing, segretarie), ha un medico personale che lo visita ogni giorno a domicilio nella sua stessa macchina, facendogli regolari esami della prostata.  Eric Packer, però, oggi ha voglia solo ed esclusivamente di andare dal barbiere. Eric Packer, oggi, vuole solo tagliarsi i capelli. <em><strong>Cosmopolis</strong></em> è il breve ma intenso viaggio che il nostro giovane protagonista compie per arrivare a destinazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere <em><strong>Cosmopolis</strong></em> come una semplice metafora del sistema capitalistico è, per lo meno, riduttivo, così come descriverlo come mero attacco al capitalismo risulta offensivo. <strong>Don De Lillo</strong> parla della vita e l&#8217;unico attacco che mette in opera è  proprio contro di essa. Il denaro, in questo quadro, diventa solo uno dei tanti elementi attraverso il quale gli uomini, ogni giorno, affermano la propria volontà di esistere. Come in una macchina ben oleata e dalla quale evadere è impossibile, il capitalismo, nelle sue varie incarnazioni, diventa la base dalla quale lo scrittore americano parte per raccontare le aberrazioni della vita, moderna e non.</p>
<p style="text-align: justify;">E non sono solo i miliardari, le banche, chi sembra avere nelle proprie mani le sorti dell&#8217;intero mondo, i protagonisti di questo sistema asfissiante e cancerogeno. Gli anarchici, i proletari, i disoccupati diventano un &#8220;momento&#8221;, un &#8220;concentrato&#8221; informe, fondamentale e necessario alla macchina per potersi realizzare perfettamente. Il sistema non è dato, come si potrebbe pensare semplicisticamente, da chi sembra gestire il tutto, ma in esso tutti i ruoli hanno eguale importanza visto che, a conti fatti, tutti i ruoli si equivalgono poiché lo scopo ultimo non è garantire l&#8217;esistenza di chi sembra esserne a capo, bensì, garantire la stessa esistenza. E il sistema non è il capitalismo, ma la vita stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante focalizzare bene questo discernimento, onde non fraintenderne il significato recondito, in quanto siamo abituati a leggere saggi o romanzi dove l&#8217;esaltazione della figura del lavoratore viene messa in contrasto con quella di chi, tale lavoratore, lo sfrutta per trarne vantaggi finanziari. In <em><strong>Cosmopolis</strong></em> non ci sono buoni o cattivi, non è in corso nessuna guerra tra la forze del bene e quelle del male, il ricco è necessario al povero tanto quanto il povero è necessario al ricco e, anche se sembrerebbe il contrario, nessuno dei due opera per annientare l&#8217;altro (visto che senza i due estremi il sistema non potrebbe reggersi in piedi) ma solo per perpetrare, nell&#8217;infinito, all&#8217;infinito, lo scopo ultimo della macchina: protrarsi senza sosta. E il denaro è solo uno dei tanti, tantissimi, elementi attraverso i quali l&#8217;esistenza continua a riaffermarsi continuamente sotto forme sempre diverse e, allo stesso tempo, identiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Eric Packer è un elemento del tutto; ognuno di noi, in un modo o nell&#8217;altro, finisce per esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;">De Lillo ci racconta tutto questo con una storia dai tratti surreali e grotteschi, un mosaico complicatissimo dove ognuno ricopre il proprio ruolo, incastrato alla perfezione nel suo personale quadratino dell&#8217;intricatissimo puzzle. Alternando situazioni quasi comiche a momenti strazianti nella loro crudezza, <em><strong>Cosmopolis</strong></em> si lascia leggere tutto d&#8217;un fiato. Breve nelle sue circa centottanta pagine, eppure pieno di tutto quello che avrebbe dovuto e potuto dire al punto che pensarlo con una parola in più o una in meno sarebbe blasfemo.</p>
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